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Articolo: Serie e non serie: 14 domande a Xanda McCagg

Serious And Not-so-serious: 14 Questions With Xanda McCagg - Ideelart

Serie e non serie: 14 domande a Xanda McCagg

Dipingere come linguaggio di connessione

In IdeelArt crediamo che la storia di un'artista si racconti dentro e fuori dallo studio. In questa serie, poniamo 14 domande che uniscono visione creativa e vita quotidiana, mescolando intuizioni professionali e quei dettagli personali che rendono unico ogni artista.

Oggi incontriamo Xanda McCagg, un'artista astratta americana che vive e lavora nel quartiere Chelsea di New York. Per Xanda, dipingere è un linguaggio di connessione. Attraverso la forma, il gesto e il colore, esplora il comportamento umano e la complessità stratificata dell'esperienza, portando i ritmi della musica e del movimento nella sua pratica in studio.

Danzando tra le tele e facendo una scoperta inaspettata tra disegni strappati, Xanda condivide le esperienze che hanno plasmato il suo lavoro. Ricorda anche una lezione toccante di sua madre, la scultrice Louise McCagg, sull'impulso duraturo a creare, e spiega perché spera che i suoi dipinti lascino negli spettatori una curiosità destinata a durare.

Le domande non troppo serie

Otto domande sulla vita quotidiana e sugli interessi inaspettati di Xanda McCagg.

1 - Se la tua arte fosse una canzone o un brano musicale, cosa suonerebbe in sottofondo?

Penso ai miei dipinti come a una sinfonia, con un'aria da soprano intrecciata. Alcuni sono jazz, R&B, un concerto per pianoforte di Rachmaninoff o musica da ballo, appassionata e fisica!

2 - Di cosa sei ossessionata o cosa ti interessa molto, senza che abbia nulla a che fare con l'arte?

Pratico il qi gong e il tai chi.

3 - Caffè, tè o qualcosa di più forte mentre lavori? O solo luce e silenzio?

Tè o acqua frizzante! Mentre lavoro, potrei ascoltare audiolibri o podcast su argomenti che spaziano dall'arte alla storia, dalla filosofia alla scienza. Adoro anche ballare mentre lavoro, che sia swing o salsa latina oppure, a seconda di come mi sento, ascolto semplicemente musica zen o classica.

4 - Se potessi incontrare chiunque, vivo o morto, chi sarebbe?

Lo straordinario storico David McCullough, i cui libri ho letto negli anni, ma di recente mi è stato regalato “History Matters”, una raccolta dei suoi discorsi e delle sue conferenze. Parla del suo processo e della sua vita: parole davvero ispiratrici, un promemoria del fatto che non è una linea retta e che bisogna restare aperti e continuare il percorso!

5 - Se non fossi un'artista, cosa faresti?

Sarei una scrittrice di viaggi.

6 - Puoi condividere una breve storia o un momento della tua vita non artistica che ha avuto un forte impatto sulla tua vita da artista?

C'è stato un momento con mia madre, la scultrice Louise McCagg, che mi ha profondamente colpita. Negli ultimi anni della sua vita soffriva di Parkinson e alla fine non era più in grado di fare molto da sola. Diceva: «Voglio disegnare» e noi le mettevamo la matita tra le dita irrigidite; con una capacità motoria minima, iniziava a spingere e tirare la matita sulla carta. Mi ha mostrato la grande lezione secondo cui essere artisti è innato. Non muore mai. Dobbiamo continuare a fare ciò che facciamo nella vita, qualunque cosa accada. Tutti attraversiamo momenti di scoraggiamento o blocchi, ma i nostri impulsi artistici sono lì ad aspettare!

7 - Com'è per te una bella giornata, fuori dallo studio?

Caffè! Leggere, correre, praticare il Qi gong, leggere, uscire per vedere persone e mostre, nuotare nell'oceano in TUTTI i periodi dell'anno o immergermi nella natura.

8 - C'è qualcosa di te che probabilmente sorprenderebbe le persone che conoscono il tuo lavoro solo attraverso la tua arte?

Adoro ballare e ho praticato tango, salsa e swing! E SONO la mamma di un bassotto :)

L'intervista (più) seria

Sei domande sulle idee, le esperienze e le speranze che plasmano il percorso creativo di Xanda McCagg.

9 - Quali temi o domande ritornano continuamente nel tuo lavoro?

Il comportamento umano mi affascina infinitamente. Attraverso la forma, il gesto e il colore, esploro l'astrazione come una sorta di poesia visiva, usando metafore e significati stratificati per esprimere la complessità dell'esperienza umana.

10 - Puoi descrivere un momento decisivo del tuo percorso artistico?

Negli anni '90 ero in una residenza per artisti e realizzavo opere figurative immaginate con pastello su carta. Lavoravo a queste opere da tempo ed ero arrivata a un punto in cui avevo bisogno di cambiare, di spingermi verso nuovi lavori, un momento a cui prima o poi arrivano tutti i creativi. Mi sentivo bloccata e ho iniziato a strappare i disegni. Poi ho notato le relazioni tra i pezzi ammucchiati sul pavimento e mi sono entusiasmata! Ho iniziato a unirli creando collage e realizzando le mie prime astrazioni.

11 - Quali materiali o processi sono più importanti nella tua pratica e perché?

Uso colori, pastelli a olio e matite per disegnare, alternando i materiali sulla tela o sulla carta. Tracciare segni e sfregare i colori gli uni negli altri è simile alla tecnica della velatura dei pittori rinascimentali, ma senza lasciare asciugare gli strati. È qui che il mio lavoro a volte ricorda l’acquerello. In altri momenti, invece, assume l’aspetto di un impasto più spesso, quando lascio accumulare il colore o lo applico in modo denso.

12 - Come vuoi che si sentano le persone quando entrano in contatto con le tue opere?

Per me si tratta meno di una particolare emozione e più di un invito a fermarsi e osservare. Qualunque cosa accada, guardando un’opera d’arte si prova qualcosa, ma ciò che per me conta di più è che l’esperienza susciti una curiosità capace di continuare a ispirare chi guarda anche dopo che se ne è andato.

13 - Puoi descriverci una tipica giornata di lavoro nel tuo studio?

Per prima cosa stabilisco un orario dedicato al lavoro. Ogni giorno mi ritaglio del tempo, anche se ho solo un’ora o due, perché sento che è importante mantenere la continuità del processo. Questo può significare dipingere attivamente, leggere, scrivere o semplicemente stare seduta davanti ai dipinti a osservarli. Spesso imposto una sveglia per separare il tempo di lavoro da quello amministrativo. Trovo che questo mi aiuti a concentrarmi.

Di solito inizio ascoltando un libro, poi la musica e il movimento mi aiutano a cominciare. Preparo una risma di carta, così, se non mi sento ispirata, posso iniziare con un disegno a linee e poi passare alla pittura. Lavoro in tutta la stanza, tenendo contemporaneamente impegnate molte tele, una fonte d’ispirazione per le altre. Ho sviluppato questa tecnica anche perché la pittura a olio ha bisogno di tempo per asciugarsi e, quando ho iniziato a lavorare in modo astratto, avevo bisogno di maggiore flessibilità e non volevo fermarmi durante i tempi di attesa.

14 - Quali sogni o speranze nutri per il tuo percorso artistico?

La mia pratica pittorica sfocia naturalmente nelle connessioni con le persone. L’arte è il mio modo di comunicare. La musica, la danza, le arti visive, la scrittura: tutte forme di linguaggio che si connettono al bisogno umano innato di dialogare ed esprimersi. Credo che le arti, inclusa la mia, ispirino e spingano chi guarda a comprendere una prospettiva diversa. Creare ci trasforma emotivamente e fisicamente, spingendoci a usare la mente, a considerare un’altra prospettiva, a cogliere elementi della vita o della storia e a essere presenti o a creare momenti di conforto e pace.

Di Francis Berthomier
Immagine in evidenza: Xanda McCagg nel suo studio a Chelsea (New York City) ©Xanda McCagg

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