
Alla Yossi Milo Gallery, una mostra collettiva di artisti che dipingono con la luce
Il 17 gennaio 2019, la Galleria Yossi Milo di New York inaugurerà una mostra collettiva che esamina lo stato contemporaneo della Fotografia Concreta. Intitolata Painting with Light, la mostra includerà opere di più di 25 artisti che evitano le strategie fotografiche tradizionali a favore di metodi astratti, concettuali o sperimentali per mobilitare la luce e modificare una superficie. Sebbene il termine sia stato coniato solo negli anni Sessanta, l’idea della Fotografia Concreta esiste da più di un secolo. Essa si differenzia in molti aspetti dalla fotografia documentaria, e persino da molti tipi di fotografia astratta. Lo scopo della maggior parte della fotografia documentaria è quello di registrare un momento fugace nel tempo, catturando un’immagine parziale della realtà mentre passa davanti all’obiettivo della macchina fotografica. La fotografia astratta può anch’essa documentare la realtà, ma invece di tentare di catturare immagini riconoscibili del mondo o raccontare una storia narrativa, l’intento dietro una fotografia astratta può essere quello di esprimere elementi formali come linea, tono, forma, colore o figura in modo simbolico o puramente plastico. Ciò che distingue la Fotografia Concreta è anche l’intento dell’artista, così come il modo in cui materiali, strumenti e tecniche della fotografia sono impiegati. La Fotografia Concreta elimina la nozione di “scattare una foto” e la sostituisce con l’idea di utilizzare la luce per “creare un’immagine” su una superficie fotosensibile, o per permettere che una composizione visiva prenda forma attraverso una qualche combinazione di luce, superficie, macchina fotografica, sostanze chimiche o altri materiali. Le Fotografie Concrette possono essere considerate pure nel senso che la loro missione non è quella di riferirsi a qualcos’altro, ma piuttosto di permettere che qualcosa di autoreferenziale prenda forma. Qui esaminiamo i metodi di sette degli artisti presenti in Painting with Light: Richard Caldicott, Gottfried Jäger, Luuk de Haan, Jessica Eaton, Tenesh Webber, Sheree Hovsepian e Alison Rossiter. Ognuno di questi artisti possiede un metodo unico e persegue un obiettivo idiosincratico. Eppure tutti seguono un filo concettuale simile: la convinzione che una fotografia non debba essere la registrazione di altro se non della propria esistenza, o dei materiali e processi della propria creazione.
Richard Caldicott
Richard Caldicott a volte utilizza una macchina fotografica analogica come parte del suo processo, ma i suoi fotogrammi e le sue fotografie non hanno l’intento di documentare. Invece, Caldicott costruisce meticolosamente composizioni che sono minimali, colorate, geometriche e autoreferenziali. In una delle sue serie, per esempio, crea una stampa fotogramma da un negativo di carta ritagliato e poi espone la stampa e il negativo affiancati in un dittico, sollevando domande sulla natura dell’oggetto e del soggetto nella fotografia e criticando con leggerezza dove possano essere i punti di inizio e fine del processo fotografico.

Richard Caldicott - Untitled 110/5, 1999. C-Print. 35,5 x 27,9 cm
Gottfried Jäger
Il padre della “Fotografia Generativa,” Gottfried Jäger è considerato uno dei più importanti pionieri della Fotografia Concreta. Jäger affronta la creazione di una fotografia non dal punto di vista della rappresentazione di forme del mondo naturale, ma piuttosto partendo da un sistema matematico che egli stesso elabora, il quale determina poi l’evoluzione dell’immagine. Nonostante il rifiuto delle immagini naturali, le sue Fotografie Generative rivelano sistemi fantastici e complessi che tuttavia evocano gli aspetti più essenziali e fondamentali dell’universo fisico.
Luuk de Haan
In una svolta concettuale rispetto alle tendenze contemporanee, Luuk de Haan inizia il suo processo al computer e lo conclude con una macchina fotografica. Crea una composizione minimale e geometrica usando un programma digitale, quindi fotografa l’immagine direttamente dallo schermo del computer. Modificando le condizioni di illuminazione durante lo scatto e compiendo movimenti gestuali con la macchina fotografica, ottiene risultati inaspettati che conferiscono un senso di dinamismo alle sue composizioni.

Luuk De Haan - two bridged squares 1, 2013. Unico. Inchiostro Ultrachrome HD su carta hahnemuhle. 42 x 57,8 cm
Jessica Eaton
Utilizzando una macchina fotografica tradizionale a grande formato, Jessica Eaton impiega tecniche come la sfocatura del movimento e le esposizioni multiple per costruire composizioni ultra-luminose che spesso richiamano i linguaggi visivi della storia dell’arte modernista. Usa il processo fotografico stesso per sfidarne il ruolo di indicatore. Piuttosto che contemplare il soggetto delle sue fotografie o i metodi usati nella loro creazione, le sue stampe invitano gli spettatori in un regno visivo trascendente e concettuale.
Tenesh Webber
Per creare le sue fotografie senza macchina fotografica, Tenesh Webber sovrappone fili, carta, oggetti fatti a mano e lastre di vetro segnate sopra carta fotosensibile, che poi espone alla luce in camera oscura. I fotogrammi risultanti registrano un’immagine negativa dei materiali fisici usati nella loro creazione. L’immagine finale va oltre la semplice registrazione di materiali e processi. Motivi, linee, forme e vuoti si combinano per creare un senso di profondità e complessità, evocando pensieri sull’immensità dei mondi fisico e concettuale.

Tenesh Webber - Shift, 2004. Fotografia in bianco e nero. 20,5 x 20,5 cm
Sheree Hovsepian
Piuttosto che attribuire valore all’idea che una fotografia possa raccontare una storia completa, Sheree Hovsepian mette in evidenza il fatto che anche la fotografia più realistica rivela solo frammenti di verità. I suoi fotogrammi sono creati esponendo selettivamente aree di carta fotosensibile alla luce. A volte espone l’immagine risultante come oggetto a sé stante, altre volte usa la stampa al gelatino d’argento come elemento singolo in un assemblaggio più ampio, che può includere una varietà di materiali come nylon, spilli, chiodi, filo, legno, nastro adesivo o oggetti trovati.
Alison Rossiter
Sotto certi aspetti, Alison Rossiter potrebbe essere descritta più come una scopritrice di immagini che come una loro creatrice. Dal 2007, Rossiter raccoglie rulli di pellicola scaduti e inutilizzati risalenti in alcuni casi a quasi un secolo fa. Stampa la pellicola non esposta, permettendo agli elementi pittorici di manifestarsi mentre i segni del tempo si esprimono sulla carta. Le immagini suggestive e drammatiche che emergono da questo processo possono essere viste come una collaborazione tra il produttore della pellicola, chiunque l’abbia conservata e maneggiata nel corso dei decenni, e Rossiter, che prende le decisioni estetiche e tecniche su quando e come l’immagine finale prende forma.
Painting with Light sarà in mostra dal 17 gennaio al 23 febbraio 2019 presso la Galleria Yossi Milo, 245 Tenth Avenue, nel quartiere Chelsea di New York.
Immagine in evidenza: Liz Nielsen - Stone Arch Toro, 2018, Fotogramma cromogenico analogico, unico, su Fujiflex, 30 x 40. © Liz Nielsen. Cortesia di Danziger Gallery, New York
Di Phillip Barcio






