
Serio e non serio: Arvid Boecker in 14 domande
Dipingere come respirare
Noi di IdeelArt crediamo che la storia di un artista si racconti tanto dentro quanto fuori dallo studio. In questa serie, poniamo 14 domande che colmano il divario tra visione creativa e vita quotidiana, unendo riflessioni professionali alle peculiarità personali che rendono unico ogni artista.
Oggi entriamo nel mondo silenzioso e profondamente meditato di Arvid Boecker. Per Arvid, dipingere non è una scelta, ma una necessità fisica: qualcosa di naturale ed essenziale quanto respirare. Con oltre 40 anni di pratica, affronta ogni tela come uno spazio di scoperta costante, lavorando con colori a olio che trasforma continuamente attraverso procedimenti e additivi, sempre alla ricerca di sottili variazioni, texture inaspettate e della risonanza emotiva del colore.
Scopri come un incontro casuale con dipinti monocromi neri all’età di 17 anni lo abbia avviato sul suo percorso, come le escursioni in montagna gli schiariscano la mente e perché, nonostante sia una figura di spicco della pittura contemporanea, sia il volontario più giovane del museo del patrimonio locale di diversi decenni.
Le domande non troppo serie
8 domande per rivelare le stranezze inaspettate e la vita quotidiana di Arvid Boecker.
Sezione 1: Divertimento e aspetti personali - 8 domande
1 - Se la tua arte fosse una canzone o un brano musicale, cosa suonerebbe in sottofondo?
Se il mio lavoro fosse un brano musicale, sarebbe qualcosa di minimale e atmosferico, come Music for Airports di Brian Eno. Silenzioso, ampio e in lento divenire, crea un senso di calma lasciando spazio a sottili cambiamenti e momenti inaspettati.
2 - Qual è qualcosa che ti appassiona o che suscita il tuo forte interesse e che non ha nulla a che fare con l’arte?
Adoro fare escursioni in montagna. Stare in montagna mi libera completamente la mente: il ritmo del cammino, la luce che cambia e l’immensità del paesaggio mi aiutano a ripartire e a pensare con maggiore chiarezza.
3 - Caffè, tè o qualcosa di più forte mentre lavori? Oppure solo luce e silenzio?
Quando vado in studio al mattino, inizio sempre bevendo un caffè in silenzio. Quel momento di quiete mi aiuta a entrare mentalmente nella giornata prima di cominciare a lavorare, dando il tono al resto della giornata.
4 - Se potessi incontrare qualcuno, vivo o morto, chi sarebbe?
Sceglierei di incontrare il mio prozio, il fratello di mio nonno, che era un pittore. Non l’ho mai conosciuto, ma sono curioso di sapere della sua vita, delle sue scelte artistiche e se il nostro percorso comune dica qualcosa sulla continuità tra le generazioni.
5 - Se non fossi un artista, cosa faresti?
Se non fossi un artista, sarei un collezionista d’arte. Sono sempre stato affascinato dall’idea di vivere circondato dall’arte, seguire gli artisti nel tempo e costruire relazioni significative attraverso il collezionismo.
6 - Puoi raccontare una breve storia o un momento della tua vita non artistica che ha avuto un forte impatto sulla tua vita da artista?
Quando avevo 17 anni, entrai per caso all’inaugurazione di una mostra di dipinti monocromi neri. Dopo aver parlato con l’artista quella sera, qualcosa è scattato: ho capito che quella era la strada che volevo seguire e ho deciso di studiare arte.
7 - Com’è per te una buona giornata fuori dallo studio?
Una buona giornata fuori dallo studio spesso significa lavorare ai progetti per le mostre. Curare due spazi espositivi e sviluppare nuovi formati e idee è qualcosa che trovo profondamente coinvolgente: mi mantiene in contatto con il dialogo, la collaborazione e il più ampio panorama artistico.
8 - C’è qualcosa di te che probabilmente sorprenderei le persone che conoscono il tuo lavoro solo attraverso la tua arte?
Faccio volontariato presso il museo del patrimonio locale del mio quartiere. Sono anche l’unica persona con meno di 80 anni che vi lavora, cosa che di solito sorprende chi conosce il mio lavoro solo attraverso la pittura contemporanea.
L’intervista (più) seria
6 domande per approfondire le idee, le esperienze e le speranze che plasmano il percorso creativo di Boecker.
9 - Quali temi o domande ritornano continuamente nel tuo lavoro?
Dipingo da oltre 40 anni e la pittura è diventata un bisogno fisico: dipingere è come respirare. Sono continuamente sorpreso da ciò che scopro durante il processo e ci sono pochissime cose che trovo affascinanti quanto questa pratica, senza mai stancarmi.
10 - Puoi descrivere un momento decisivo del tuo percorso di artista?
Poche settimane dopo essermi diplomato all’accademia d’arte, la principale rivista d’arte tedesca art pubblicò un importante articolo su di me. Poco dopo, due gallerie di primo piano mi offrirono la rappresentanza e diverse istituzioni mi invitarono a realizzare mostre personali: fu un momento che diede davvero avvio alla mia carriera professionale.
11 - Quali materiali o processi sono più importanti nella tua pratica e perché?
Lavoro con colori a olio di diversi produttori, modificandone costantemente le tonalità attraverso processi e additivi. Questa sperimentazione mi permette di esplorare sottili variazioni, texture ed effetti che danno a ogni dipinto una vita propria.
12 - Come vorresti che le persone si sentissero quando entrano in contatto con le tue opere?
Conosco personalmente alcuni dei miei collezionisti e parlo regolarmente con loro; molti condividono la mia passione per il colore. Spero che gli spettatori percepiscano una quieta intensità e un profondo apprezzamento per la sottigliezza, la texture e la risonanza emotiva che il colore può suscitare.
13 - Puoi descriverci una tipica giornata di lavoro nel tuo studio?
Il mio studio si trova nel mio giardino e inizio la giornata con un caffè, ripercorrendo ciò su cui ho lavorato il giorno precedente. Cerco di mantenere le mie giornate in studio libere da altri impegni e spesso lavoro fino a tarda notte. Al momento mi trovo in una residenza artistica a Berlino, quindi trascorro anche molto tempo esplorando la città.
14 - Quali sogni o speranze nutri per il tuo percorso artistico?
Negli ultimi anni ho partecipato a residenze artistiche a Londra, New York, Parigi e Reykjavik. L’anno prossimo sono stato invitato a Bangkok e trovo incredibilmente arricchente incontrare altri artisti e scambiare idee, vivendo al contempo nuovi luoghi e culture.
Di Francis Berthomier
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