
L'Utopia Concreta dell'Architettura Jugoslava
Alcune delle immagini più sconvolgenti che abbia mai visto sono attualmente esposte al Museum of Modern Art di New York (dal 15 luglio 2018 al 13 gennaio 2019), in una mostra intitolata Verso un’ utopia concreta: l’architettura in Jugoslavia, 1948–1980. Queste immagini non rappresentano sofferenza umana o guerre, almeno non direttamente. Rappresentano invece l’architettura: edifici, memoriali e monumenti. Mostrano strutture così grandiose e futuristiche che si potrebbe immaginare siano state create da un’avanzata razza aliena. Ma queste forme non provengono dal futuro, e nemmeno dal presente. Sono ciò che resta dell’eredità architettonica di una delle nazioni dalla vita più breve dell’età moderna: la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia (SFRJ). Nata dal rovesciamento di una monarchia e dalle ceneri della Seconda guerra mondiale, la SFRJ offrì ai suoi cittadini l’opportunità di reimmaginare quale sarebbe stato il loro mondo se avesse rispecchiato le loro più alte speranze e i loro sogni. I progetti degli architetti jugoslavi del dopoguerra furono forse le strutture moderniste più ambiziose mai immaginate. Dalle torri brutaliste di una sicurezza sorprendente ai monumenti biomorfici ultraterreni, queste creazioni fanno apparire ben poca cosa gran parte dell’architettura apparentemente progressista realizzata oggi. Ancora più sorprendente è il fatto che l’architettura della SFRJ non sia stata progettata con i computer. Fu disegnata a mano e costruita in gran parte con il cemento. Eppure, per quanto siano visivamente sconvolgenti le immagini di questa mostra, ancora più sconvolgenti sono il degrado e la distruzione che queste strutture straordinarie hanno subito nel breve periodo della loro esistenza. Oggi raccontano una storia molto diversa e ci presentano un tipo di monumento completamente differente: un monumento alla dura realtà secondo cui i sogni più elevati della mente umana talvolta non riescono a resistere agli incubi più oscuri del cuore umano.
Il piano generale
Il concetto generale alla base della progettazione delle abitazioni socialiste jugoslave del dopoguerra affondava le radici nella convinzione che ogni cittadino meritasse di avere accesso a uno spazio abitativo confortevole e visivamente appagante. Immaginate un’idea simile! Oggi viviamo in un mondo di microappartamenti e spazi abitativi condivisi che assomigliano più a stanze di dormitorio universitario che a case. Solo i più ricchi tra noi possono permettersi appartamenti spaziosi con stanze aggiuntive per una biblioteca o uno studio d’arte, per non parlare di uno spazio esterno privato. Gli architetti della Jugoslavia socialista ritenevano che lo spazio e la bellezza non dovessero essere un lusso. I loro edifici erano progettati all’insegna dell’equità e della giustizia. I blocchi residenziali, i complessi di appartamenti e gli hotel offrivano a tutti almeno un piccolo patio esterno e un po’ di spazio aggiuntivo all’interno, oltre a numerose finestre e a spazi pubblici circostanti, curati con cura paesaggistica per favorire la socializzazione e l’attività fisica all’aperto.

Janko Konstantinov, Centro delle telecomunicazioni, 1968-81, Skopje, Macedonia. Veduta della facciata del blocco sud-occidentale. Foto: Valentin Jeck, 2016, commissionata dal Museum of Modern Art.
Anche gli edifici pubblici, come uffici, centri delle telecomunicazioni e hotel, erano progettati per trasmettere modernità e ispirare le persone comuni a sentirsi parte di un movimento volto a costruire un mondo migliore. In effetti, alcune delle immagini più stimolanti, ma anche più tristi, di questa mostra sono proprio quelle degli edifici pubblici. Per esempio, la Biblioteca nazionale e universitaria del Kosovo è senza dubbio una delle strutture visivamente più coinvolgenti che abbia mai visto. Progettata dall’architetto croato Andrija Mutnjaković, è ricca di forme simboliche e presenta più di 90 cupole. Gran parte della sua collezione, tuttavia, fu bruciata durante le guerre jugoslave della fine degli anni Ottanta e degli anni Novanta, quando l’edificio divenne anche una sistemazione temporanea per i rifugiati. Oggi l’edificio è nuovamente operativo, ma versa in cattive condizioni. Molti abitanti del luogo lo considerano un pugno nell’occhio. È triste vedere che cosa è diventata la struttura e che cosa ne è stato dell’ottimismo che ne aveva ispirato il progetto e la costruzione. D’altro canto, c’è l’Hotel Adriatic II, un edificio utopico ancora oggi in funzione. Le camere di questa struttura di lusso, tuttavia, non sono economiche. L’utopia socialista è scomparsa da questo luogo, ma quella architettonica, almeno in parte, è ancora presente.

Andrija Mutnjaković, Biblioteca nazionale e universitaria del Kosovo, 1971–82, Prishtina, Kosovo, Serbia. Veduta esterna. Foto: Valentin Jeck, 2016, commissionata dal Museum of Modern Art.
Monumenti e miti
L’aspetto più ricco di speranza di questa mostra è racchiuso nelle immagini e nelle spiegazioni della moltitudine di monumenti e memoriali di metà secolo disseminati nel paesaggio dell’ex Jugoslavia. Il monumento all’Insurrezione di Ilinden del 1903, progettato da Jordan e Iskra Grabul, ha una presenza ultraterrena. I suoi aspetti formali evocano un cuore pulsante, una mina terrestre e un casco spaziale. Segna un luogo di amore e speranza, ma anche di una profonda perdita umana. Altrettanto straordinario è il Monumento alla battaglia della Sutjeska, progettato da Miodrag Živković e Đorđe Zloković. Chiamato anche Memoriale di guerra di Tjentište, è composto da due enormi ali frastagliate e frattali che si ergono verso l’alto, creando un passaggio per i visitatori. Situato nel Parco nazionale della Sutjeska, in Bosnia ed Erzegovina, fu costruito in memoria delle oltre 7000 persone morte opponendosi all’invasione nazista. È un simbolo straziante, che esprime sentimenti contrapposti di dolore e gloria. A mio parere, è senza dubbio uno dei memoriali di guerra più riusciti mai costruiti.

Miodrag Živković e Đorđe Zloković, Monumento alla battaglia della Sutjeska, 1965-71, Tjentište, Bosnia ed Erzegovina.
Foto: Valentin Jeck, 2016, commissionata dal Museum of Modern Art.
In questa mostra sono presenti molti altri luoghi che, con la loro grandiosità, hanno quasi finito per commuovermi fino alle lacrime, come il Memoriale di Jasenovac, progettato da Bogdan Bogdanović, che rende omaggio alle vittime sterminate nel campo di concentramento di Jasenovac durante la Seconda guerra mondiale. Una delle immagini più stimolanti, tuttavia, è quella di Piazza della Rivoluzione. Progettato da Edvard Ravnikar, il luogo è oggi chiamato Piazza della Repubblica. È la piazza pubblica più grande di Lubiana, capitale della Slovenia. L’enorme spazio aperto, piatto e in cemento è fiancheggiato da due torri gemelle, angolari e geometriche. È spoglio e inquietantemente vuoto. Racchiude il messaggio definitivo di questa mostra e forse quello dell’eredità di tutta l’architettura utopica jugoslava: gli spazi costruiti non contengono le nostre aspirazioni più di quanto definiscano i nostri fallimenti. Contengono soltanto potenzialità. Spetta alle persone che vivono al loro interno e nei loro dintorni dare vita a tale potenziale. Verso un’utopia concreta: l’architettura in Jugoslavia, 1948–1980 è esposta al MOMA di New York fino al 13 gennaio 2019.

Bogdan Bogdanović, Memoriale di Jasenovac, 1959–66, Jasenovac, Croazia. Foto: Valentin Jeck, 2016, commissionata dal Museum of Modern Art.
Immagine in evidenza: Edvard Ravnikar, Piazza della Rivoluzione (oggi Piazza della Repubblica), 1960-74, Lubiana, Slovenia. Foto: Valentin Jeck, 2016, commissionata dal Museum of Modern Art.
Di Phillip Barcio 2018
A cura di IdeelArt (2026)
Fonti
- Verso un’utopia concreta: mostra sull’architettura della Jugoslavia al MoMA (Dezeen): reportage indipendente sulla mostra, sulle sue date (dal 15 luglio 2018 al 13 gennaio 2019), sui suoi curatori e sulle fotografie commissionate a Valentin Jeck.
- Verso un’utopia concreta: l’architettura in Jugoslavia, 1948–1980 (annuncio del MoMA, e-flux): descrizione ufficiale del museo della mostra, dei suoi curatori e degli oltre 400 disegni, modelli, fotografie e pellicole.
- Verso un’utopia concreta: l’architettura in Jugoslavia al MoMA (Apollo): elenco indipendente degli edifici presentati, tra cui la Biblioteca nazionale e universitaria del Kosovo, l’Hotel Adriatic II e il monumento alla Sutjeska di Tjentište.






