
Hsiao Chin - Spingere i Limiti dell'Astrazione
Da giovane studente d’arte a Taiwan negli anni Quaranta, Hsiao Chin ricevette un consiglio dal suo insegnante riguardo alla responsabilità di un artista, che suonava più o meno così: un artista deve trovare un modo personale per esprimere la propria tradizione storica, collegandola al contempo in qualche modo alle tendenze mondiali. In altre parole: gli artisti costruiscono ponti. Per realizzare questo compito tutt’altro che semplice, Hsiao si unì a un piccolo gruppo di compagni di scuola per formare quello che è considerato il primo collettivo di arte astratta in Cina: il Gruppo Ton-Fan. Ton-Fan significa Orientale, non per limitare i membri del gruppo, ma per indicare che questi artisti si vedevano come una componente orientale di un movimento globale verso un approccio più aperto all’arte moderna. Per Hsiao, questo significava letteralmente lasciare Taiwan per sperimentare in prima persona cosa facevano e pensavano gli artisti in altri luoghi. Trascorse decenni vivendo in Occidente, cofondando lungo il cammino diversi altri movimenti artistici, come il Movimento Punto, il Movimento Surya e il Movimento Shaki, che includevano artisti da tutto il mondo. Con sua sorpresa, fu un’esperienza in Italia a farlo diventare pienamente consapevole delle proprie tradizioni artistiche native. Vedere l’arte europea contemporanea durante una visita alla Biennale di Venezia gli insegnò quanto le antiche forme d’arte cinese avessero previsto con lungimiranza i risultati del Modernismo occidentale. Questa consapevolezza lo portò a sviluppare una voce estetica unica, che combina elementi del simbolismo cinese, delle teorie cromatiche buddiste tibetane e dei metodi dell’Astrazione occidentale. In occasione del suo 85° compleanno nel 2020, il Mark Rothko Art Centre in Lettonia aprì una retrospettiva su Hsiao, mettendo a confronto sei decenni della sua opera con dipinti di Rothko, che Hsiao conobbe negli Stati Uniti negli anni Sessanta. La mostra dimostra che Hsiao non ha solo costruito ponti tra passato e presente, e tra la sua cultura e il resto del mondo: è riuscito a collegare la Terra con l’universo intero.
Colmare il Vuoto
Dai testi lasciati da Rothko emerge chiaramente che lui e Hsiao condividono certe aspirazioni spirituali per la loro arte. Tuttavia, l’artista astratto occidentale il cui lavoro penso somigli maggiormente a quello di Hsiao è Adolph Gottlieb. Con i loro segni gestuali di pennello, cerchi e macchie cromatiche biomorfiche, le composizioni più famose di Gottlieb, come “Trinity” (1962), che fa parte della collezione permanente del Crystal Bridges Museum of American Art, potrebbero facilmente essere scambiate per dipinti di Hsiao. Tuttavia, Gottlieb e Hsiao non potrebbero essere più diversi per quanto riguarda l’intento. Gottlieb disse una volta: “Se tracciavo una linea serpentina era perché volevo una linea serpentina. Dopo poteva suggerire un serpente, ma quando la tracciavo non suggeriva nulla. Era pura forma.” Hsiao, al contrario, intendeva pienamente che le forme e le linee nei suoi dipinti fossero simboliche.

Hsiao Chin - Tao, 1962. Acrilico su tela. 64 x 69 cm. © Hsiao Chin
In un dipinto di Hsiao, le linee serpentine potrebbero essere interpretate come espressioni del respiro dello spirito, o chi; i cerchi potrebbero esprimere l’unità, o l’infinita vastità del cielo; i rettangoli potrebbero rappresentare la Terra, o forse un altro pianeta. La differenza più potente tra come Gottlieb e Hsiao percepivano l’intento estetico, però, non si trova nelle parti della tela che dipingevano, ma in quelle che non dipingevano. Per Hsiao, un vuoto è un simbolo di potenziale creativo—la fonte di tutto l’essere. Per Gottlieb, un vuoto era semplicemente un espediente compositivo che non rimandava a nulla se non a se stesso—l’assenza dell’essere. La differenza è sottile, e forse meglio lasciarla ai filosofi. Tuttavia, tornando al confronto tra Rothko e Hsiao, possiamo vedere che anche se entrambi questi artisti cercavano davvero di raggiungere qualcosa di spirituale attraverso i loro dipinti, solo uno di loro—Rothko—copriva interamente le sue superfici di colore, apparentemente sentendo il bisogno di riempire anche i suoi vuoti con sostanza.

Hsiao Chin - Senza titolo, 1962. Acrilico su tela. 114,5 x 146,5 cm. © Hsiao Chin
Punti di Origine
Una delle storie più memorabili che Hsiao ha condiviso sulla sua vita è che mentre viveva a Torino, in Italia, era amico di una donna che sosteneva di ricevere messaggi telepatici settimanali da abitanti di pianeti alieni. Lei condivideva i suoi messaggi con Hsiao, che li accettò completamente come prova che tutti noi facciamo parte di qualcosa di molto più vasto e vario di quanto la nostra vita quotidiana su questo pianeta possa farci pensare. Anche dopo la sua morte, Hsiao tentò di continuare a comunicare con questa amica tramite una medium—tentativi che Hsiao considera riusciti. Sia la sua serie “Luci danzanti” degli anni Sessanta, sia la serie di dipinti realizzati dopo la morte della figlia negli anni Novanta, esprimono con forza la sua fede nell’immensità dell’energia spirituale che esiste nell’universo, e nella moltitudine di vite che esistono oltre di noi, oltre il nostro pianeta e oltre la nostra esperienza limitata della realtà.

Hsiao Chin - Dancing Light 15, 1963. Acrilico su tela. 140 x 110 cm. © Hsiao Chin
Senza alcuna traccia di ironia o consapevolezza di sé, Hsiao fa ampio riferimento alla sua fede nelle forme di vita extraterrestri e nel mondo degli spiriti accanto a tutto, dal Taoismo, ai mandala, ai dipinti tantrici buddisti, alla pittura cinese a inchiostro, fino all’Espressionismo Astratto, all’Astrazione Post-Pittorica, al Minimalismo e alla Pittura a Campi di Colore. Dipinge le sue esperienze con la morte, la vita, il dolore e l’amore, e non vede contraddizione tra questi temi e gli scopi dell’astrazione contemporanea. La bellezza della sua filosofia guida è forse espressa al meglio nel nome che diede al movimento artistico che cofondò mentre viveva a Milano negli anni Sessanta: Movimento Punto. Punto è una parola italiana per punto. Si potrebbe leggere come un riferimento ai cerchi che Hsiao inserisce nei suoi dipinti, che sono, in un certo senso, punti. Spiritualmente, simboleggiano il mistero e il non-essere; formalmente sono la manifestazione stessa dell’inizio dell’essere: i punti generano linee, che generano piani, forme e figure, che lasciano spazio al colore, alla profondità e alla prospettiva. Con questo unico simbolo, Hsiao dimostra che non c’è separazione tra la sua crescita come artista e come essere umano: per me, questo è il ponte più importante che ha costruito.
Immagine in evidenza: Hsiao Chin - Dancing Light 19, 1964. Acrilico su tela. 110 x 140 cm. © Hsiao Chin
Tutte le immagini sono usate a scopo illustrativo
Di Phillip Barcio






