
Figure Chiave del Movimento del Pattern e della Decorazione
Il movimento Pattern and Decoration occupa un posto speciale nella storia dell'arte contemporanea. Nato dal Movimento d'Arte Femminista degli anni Sessanta, Pattern and Decoration si è dichiarato come una sorta di “terzo metodo” tra figurazione e astrazione. I leader del movimento riconobbero che l'istinto di creare arte decorativa è stato un aspetto essenziale di ogni cultura umana fin dall'inizio della civiltà. Tuttavia, si resero anche conto che la civiltà patriarcale occidentale aveva, per qualche ragione, in qualche momento del percorso, adottato la posizione che le arti decorative dovessero essere subordinate come meno importanti e meno serie rispetto alle cosiddette Belle Arti. I fondatori del Movimento Pattern and Decoration respinsero categoricamente questa supposizione, dichiarando che il loro approccio formalista al lavoro decorativo fosse altrettanto rilevante, significativo e storicamente importante quanto qualsiasi altra posizione estetica. La filosofia generale del movimento Pattern and Decoration fu espressa nel 1978 da due dei fondatori del movimento—Valerie Jaudon e Joyce Kozloff—nel loro manifesto meravigliosamente enfatico, Art Hysterical Notions of Progress and Culture. Il paragrafo iniziale afferma: “Come femministe e artiste che esplorano il decorativo nelle nostre pitture, eravamo curiose dell'uso peggiorativo della parola ‘decorativo’ nel mondo dell'arte contemporanea. Rileggendo i testi fondamentali dell'Arte Moderna, ci siamo rese conto che il pregiudizio contro il decorativo ha una lunga storia ed è basato su gerarchie: arte raffinata sopra arte decorativa, arte occidentale sopra arte non occidentale, arte maschile sopra arte femminile. Concentrandoci su queste gerarchie abbiamo scoperto un sistema di credenze inquietante basato sulla superiorità morale dell'arte della civiltà occidentale.” I leader del movimento si proposero quindi di relegare quelle gerarchie superate e inutili nel cestino della storia. L'eredità del loro lavoro è una di bellezza viscerale e meraviglia intellettuale. Solo ora, infatti, il pubblico sta veramente assorbendo la forza di questo movimento vitale e il ruolo che continua a svolgere oggi nel rendere il campo dell'arte contemporanea più equo, più aperto e più completo.
Cinque leader del movimento
Già nel 1960, Miriam Schapiro abbandonava le tendenze estetiche dominanti dell'epoca per scoprire una voce visiva unicamente personale, basata in gran parte sulla sua identità di donna. Le sue prime opere proto-femministe furono i suoi “Santuari,” che fungevano da sorta di ponte santificato tra femminilità, spiritualità e il linguaggio modernista compartimentato della griglia. Proseguì creando diversi altri corpi di lavoro distintamente femministi, inclusi i suoi monumentali “Ventagli,” e una serie di opere astratte geometriche dai contorni netti che presentano immagini audaci e luminose di simbologia femminile archetipica. Nel 1973, Schapiro partecipò a “Womanhouse,” una delle opere femministe più importanti di tutti i tempi. In seguito coniò anche il termine “Femmage” per il suo metodo distintivo di fondere tecniche delle Belle Arti come il collage e l'assemblaggio con tecniche artigianali come il cucito.

Miriam Schapiro - Dormer, 1979. Acrilico, tessuti, carta su tela. 178,5 x 102 cm. Ludwig Forum für Internationale Kunst Aachen. Foto: Carl Brunn / Ludwig Forum für Internationale Kunst Aachen © Archivio di Miriam Schapiro / Bildrecht Wien, 2019.
Joyce Kozloff ebbe la sua epifania riguardo alla diminuzione storica delle arti decorative dopo aver vissuto in Messico e poi visitato il Marocco e la Turchia nei primi anni Settanta. Ispirata da come le antiche tradizioni estetiche in questi luoghi fossero ancora vive e fiorenti nella vita quotidiana, perseguì le sue idee su questo tema su diversi fronti. Iniziò a realizzare grandi dipinti e installazioni multimediali che impiegavano metodi e materiali tradizionalmente assegnati alle arti decorative; si unì al Collettivo Heresies, che partecipava ad azioni sociali femministe e pubblicava la rivista HERESIES: A Feminist Publication on Art and Politics; e co-scrisse il già citato manifesto Pattern and Decoration. Nei decenni successivi alla fondazione del movimento, Kozloff è diventata più attiva nel campo dell'arte pubblica, sviluppando una voce estetica distintiva fondata sull'idea di mappatura, sia in senso cartografico che culturale.

Joyce Kozloff - If I Were a Botanist Mediterranean. 3 pannelli di un'opera a 9 pannelli. Acrilico, stampa digitale archivistica a getto d'inchiostro e collage su tela. 54″ x 360″. © Joyce Kozloff
Oltre a co-scrivere il manifesto Pattern and Decoration, Valerie Jaudon si affermò come una delle voci estetiche più sicure del movimento. Il suo stile distintivo fonde segni calligrafici con motivi e disegni evocativi degli stili decorativi mediorientali. Oltre ai suoi dipinti e lavori su carta, Jaudon ha realizzato più di una dozzina di grandi progetti pubblici, da pavimenti intarsiati, a affreschi per soffitti, a imponenti installazioni in parchi pubblici. Il più grande di questi progetti è il monumentale “Filippine Garden” (2004), un sentiero in cemento nei terreni del Tribunale Federale di St. Louis, Missouri. La sua composizione è tipica della sua opera nel modo in cui appare allo stesso tempo familiare ed esotica; le sue radici, splendidamente indefinite, si fondono perfettamente con l'ambiente naturale e architettonico.

Valerie Jaudon - Hattiesburg, 1979. Olio su tela. 223,5 x 335,5 cm. Ludwig Forum für Internationale Kunst Aachen. Foto: Carl Brunn / Ludwig Forum für Internationale Kunst Aachen. © Bildrecht Wien, 2019.
Già alla fine degli anni Sessanta, Susan Michod iniziò a sviluppare una posizione estetica a metà strada tra l'astrazione modernista e le tendenze estetiche di varie antiche tradizioni indigene. Il suo lavoro si colloca tra queste due prospettive cooperative, richiamando sia la meraviglia ipnotica dell'Op Art sia i sobri motivi geometrici propri delle forme d'arte precolombiane dell'America Centrale. Oltre ai suoi contributi come artista al Movimento Pattern and Decoration, Michod fu cofondatrice della Galleria Artemisia a Chicago, uno spazio espositivo influente per artiste, dove luminari come Judy Chicago, Miriam Schapiro, Joyce Kozloff e Nancy Spero, tra molti altri, mostrarono le loro prime opere.

Susan Michod - Azteca Shroud, 2003. Acrilico su carta. 40 x 30 in. © Susan Michod
Insieme a Miriam Schapiro, Robert Kushner contribuì a organizzare alcune delle prime mostre Pattern and Decoration. Kushner arrivò al campo artistico dal mondo dell'illustrazione pubblicitaria, che lasciò nel 1961 dopo aver visto una mostra delle opere di Franz Kline. Ci vollero però alcuni anni prima che acquisisse la fiducia per sviluppare una voce unica. Dopo aver sperimentato una gamma di stili, dall'Espressionismo Astratto, al Minimalismo, alla Pittura a Campo di Colore, abbandonò infine le tendenze prevalenti per compiere un salto stilistico personale nel 1972, applicando “forme” stencilate alle sue tele in un motivo “all-over”. Nel corso degli anni Settanta, questi dipinti a stencil a motivi si evolsero includendo più immagini floreali, abbracciando una via di mezzo tra celebrazioni formaliste della decorazione e rappresentazioni figurative di giardini simmetrici.

Robert Kushner - Pink Leaves, 1979. Acrilico, vari tessuti. 205 x 330,5 cm. Cortesia Ludwig Museum – Museo d'Arte Contemporanea, Budapest, Dono di Peter e Irene Ludwig. Foto: Ludwig Museum – Museo d'Arte Contemporanea, Budapest. © Robert Kushner
Immagine in evidenza: Susan Michod - Senza titolo, 1977. Acquerello su carta. 30 in. x 22,5 in. (76,2 cm x 57,15 cm). RoGallery a Long Island City, NY. © Susan Michod
Tutte le immagini sono usate a scopo illustrativo
Di Phillip Barcio






