
Monet - Mitchell. Verso un Impressionismo Astratto.
Molto più di un semplice confronto visivo tra linguaggi pittorici: nell’autunno del 2022, la Fondazione Louis Vuitton di Parigi mette a dialogo il maestro impressionista Claude Monet (1840-1926) e l’artista astratta americana Joan Mitchell (1925-1992), rivelando corrispondenze evocative e toccanti. Curata dalla direttrice artistica Suzanne Pagé con la speciale collaborazione del Musée Marmottan Monet, la mostra è un viaggio poetico attraverso la produzione tarda di Monet e i capolavori intimi dell’Espressionismo Astratto di Mitchell, realizzati nella seconda metà del XX secolo negli Stati Uniti. I visitatori saranno sorpresi dalla profonda affinità di questo incontro. Scopriranno uno sguardo simile nell’atteggiamento e nell’intenzionalità, sebbene elaborato in epoche culturali e storiche distinte.
Quali Capolavori Vedremo
Monet-Mitchell è una mostra impressionante, che presenta 60 opere significative delle carriere dei due artisti. 36 opere del celebre impressionista Claude Monet — inclusa la magniloquente serie delle Ninfee finalmente riunita nella sua interezza — e 24 dipinti astratti di Joan Mitchell dialogheranno nell’edificio progettato dall’architetto di fama Frank Gehry. I due corpus di opere creano un ponte tra temi e linguaggi visivi, raccontando anche la storia di uno scambio artistico fecondo tra Francia e Stati Uniti. È simbolica, infatti, la presenza del Trittico degli Agapanti (ca. 1915-1926), l’opera lunga quasi 13 metri che rese Claude Monet ampiamente riconosciuto negli Stati Uniti, ora conservata in tre diversi musei americani. Dall’altra parte, si distingue anche la serie Grande Vallée di Joan Mitchell, ora conservata al Centre Pompidou e rappresentante una sintesi singolare tra l’energia della pittura d’azione americana e la misurata introspezione delle tradizioni europee.
Il dialogo Monet-Mitchell è inoltre approfondito da una retrospettiva dedicata alla pittrice americana. Si tratta di una versione aggiornata di una mostra monografica che ha debuttato al San Francisco Museum of Modern Art (SFMOMA) e al Baltimore Museum of Art (BMA), che mira a ripensare la carriera singolare di Mitchell. L’artista donna, che gravita attorno al movimento postbellico dell’Espressionismo Astratto, viene rivalutata alla luce della sua esperienza francese. Il suo stile si collega ai maestri europei, a partire da Monet, ma anche Cézanne e Van Gogh.

Claude Monet, Les Agapanthes, 1916-1919. Olio su tela, 200 x 150 cm. Musée Marmottan Monet, Parigi.
Sorprendenti Corrispondenze
Tuttavia, cosa hanno in comune i paesaggi di Claude Monet con i potenti dipinti gestuali di Joan Mitchell? La selezione delle opere lo rende evidente anche all’occhio meno esperto. Il dialogo si stabilisce su più livelli, trovando sorprendenti punti di contatto. Infatti, la mostra fotografa due momenti originali nella produzione dei due artisti: le opere tarde di Monet, in ritiro nel giardino di Giverny e con problemi di vista sempre più gravi, caratterizzate da contorni sfumati e bagliori di luce vivida; e Joan Mitchell dopo il suo trasferimento dagli Stati Uniti a Vétheuil, un villaggio francese non lontano da dove Monet visse. Una prima corrispondenza è quindi letterale: i dipinti esposti raccontano gli stessi luoghi, quelli delle rive della Senna e della campagna dell’Île-de-France in cui entrambi gli artisti erano immersi. Il paesaggio condiviso suscitò risposte emotive e artistiche diverse, ma la stessa spinta a ritrarre la natura circostante in modo particolarmente immersivo e sensuale.

Joan Mitchell, Quatuor II for Betsy Jolas, 1976. Olio su tela, 279,4 × 680,7 cm. Parigi, Centre Pompidou, in deposito al Musée de Grenoble. © The Estate of Joan Mitchell.
Ci sono corrispondenze rilevanti anche a livello visivo. Entrambi gli artisti sembrano muoversi in un continuo andare e tornare tra forme figurative e astratte. Monet, nella sua fase tarda, si avvicina a una rappresentazione sempre più astratta del paesaggio, priva di riferimenti prospettici e di nitidezza; mentre Mitchell, pur gravitante verso il movimento dell’Espressionismo Astratto, si distingue per singolarità: le sue opere astratte rivelano un legame con i paesaggi adottati della Francia e un desiderio di catturarne i momenti in continuo mutamento, proprio come facevano gli impressionisti. Le tele mostrano anche una sensibilità simile: entrambi gli artisti dipinsero con grande attenzione alla luce e al colore, cercando di coglierne anche le variazioni più infinitesimali. Le scelte curatoriali esaltano questo dialogo estetico, presentando la serie delle Ninfee di Monet suggestivamente senza cornice. Anche i formati di grande dimensione delle due produzioni si rispecchiano a vicenda. Lo sguardo del visitatore si perde così nelle tele monumentali, scoprendo paesaggi di natura e memoria.
Sembra quasi che questa mostra indaghi corrispondenze che vanno oltre lo stile pittorico, arrivando a un substrato più umano. Gli artisti mostrano un approccio simile all’arte, che definiscono anche in termini affini: guidato da “sensazioni” per Monet, e da “sentimenti” e “ricordi” per Mitchell. Il paesaggio vissuto si trasfigura nelle loro tele, filtrato attraverso la loro esperienza percettiva personale. Come osservò il critico d’arte formalista Clement Greenberg, Monet può essere visto come un precursore dell’Espressionismo Astratto, in quanto le sue Ninfee indagano molto più del semplice paesaggio, cercando di catturarne il principio complessivo, l’essenza della natura e la sua astrazione. Analogamente, Mitchell ha un linguaggio radicato nell’astrazione gestuale ma guidato dalle emozioni suscitate dagli elementi naturali, prima quelli del Lago Michigan, poi il fogliame e l’acqua delle rive della Senna.

Joan Mitchell, La Grande Vallée XIV (Per un po’), 1983. Olio su tela, 280 × 600 cm. Musée national d’art moderne, Centre Pompidou, Parigi. © The Estate of Joan Mitchell
Il contributo che questa affinità reciproca ha dato e continua a dare alle generazioni successive di pittori astratti è inestimabile: rivela un approccio che si potrebbe chiamare impressionismo astratto. Monet e Mitchell nei loro dipinti multipli catturarono l’aspetto mutevole della natura e delle sensazioni umane. Il loro approccio pittorico spontaneo, rapido e gestuale incarnava la sua transitorietà. La mostra è quindi un’occasione per ripensare due artisti storici in chiave contemporanea e continuare a porre domande sul linguaggio visivo della pittura astratta: quanto c’è di reale in un dipinto astratto? Come può un artista plasmare i sentimenti, le impressioni e i ricordi di un momento o di un paesaggio particolare? Qual è la linea tra astrazione e rappresentazione? “Porto il mio paesaggio con me,” dichiarava spesso Joan Mitchell, sfumando sempre più il confine tra mondi interiori ed esteriori.
Immagine in evidenza: Claude Monet, La casa dell’artista vista dal giardino delle rose, 1922-1924. Olio su tela, 81 x 92 cm. Musée Marmottan Monet, Parigi






