
Il Mondo Ipnotizzante di Franco Grignani
Questo febbraio, il m.a.x. museo e il Centro Culturale di Chiasso in Svizzera inaugureranno una mostra che esplora la carriera di Franco Grignani (1908 – 1999). Anche se forse non avete mai sentito parlare di Grignani, è probabile che possediate almeno una copia della sua opera più famosa. Grignani ha ideato il celebre logo “Woolmark”: la spirale intrecciata a tre lati di linee bianche e nere che appare sulle etichette a indicare che un prodotto è realizzato in pura lana vergine. Questo logo dall’aspetto innocuo potrebbe non aver mai attirato la vostra attenzione, ma se lo osservate più da vicino potreste scoprire un mondo di mistero ottico. Il logo possiede proprietà simili a quelle che i matematici chiamano superficie non orientabile: un percorso bidimensionale e interconnesso che si trasforma continuamente nella sua immagine speculare. Più cercate di comprendere ciò che vedete in questo logo, più i vostri occhi giocano scherzi alla mente. Tuttavia, non si tratta solo di una semplice illusione ottica. Il logo sfrutta anche la psicologia delle forme. La sua struttura triangolare segnala stabilità e forza. Le sue linee circolari suggeriscono tenerezza e sostegno. I suoi lati curvi proiettano armonia e pace. Inoltre, la sua palette in bianco e nero utilizza la psicologia della teoria dei colori. Il nero significa forza e autorità. Il bianco suggerisce apertura e purezza. Il bianco e nero insieme proiettano armonia e inclusività. Grignani era ben consapevole di tutto ciò quando progettò il logo. Ogni sua decisione fu intenzionale. Quando sviluppò il disegno nel 1963 aveva 55 anni. Aveva già studiato la scienza della percezione per decenni e aveva creato migliaia di schizzi, loghi, disegni, manifesti e dipinti basati su ciò che aveva appreso. Grignani riversò tutto ciò che sapeva sulla visione, l’ottica e il significato nascosto dei simboli in questo semplice disegno. Il risultato fu uno dei loghi di consumo più riconoscibili di tutti i tempi. Eppure, come suggerisce la prossima mostra a Chiasso, ciò che rese davvero il logo Woolmark, e il resto della sua opera, così riusciti fu che Grignani non era un semplice grafico. Era un artista completo che comprendeva appieno come gli esseri umani interagiscono metafisicamente con il mondo visivo.
Più Bauhaus del Bauhaus
È giusto celebrare l’opera di Grignani nel 2019, nel centenario della fondazione del Bauhaus. Sebbene Grignani non fosse direttamente legato al Bauhaus, la sua carriera incarnava i più alti ideali della scuola. Grignani studiò architettura e, dopo la laurea, fondò uno studio di progettazione dedicato alla creazione di marchi aziendali per imprese italiane come il produttore automobilistico Fiat e la casa editrice Arnoldo Mondadori Editore. I suoi disegni non erano solo pensati per un impatto grafico; si basavano su uno studio dettagliato di come le persone interagiscono con i fenomeni visivi nella vita quotidiana. Come i membri del Bauhaus, Grignani aspirava a che ciascuno dei suoi progetti fosse un “opera d’arte totale”, qualcosa che non fosse solo bello e utile, ma che tenesse conto anche dei bisogni psicologici di chi lo avrebbe utilizzato.

Franco Grignani - Operativo numerico, 1965
La sua visione della grafica era che essa fosse uno strumento per la comunicazione visiva istantanea. Ma capì che il messaggio di una pubblicità è trasmesso solo in parte da parole e fotografie. Le sue ricerche gli mostrarono che la maggior parte delle informazioni veicolate da un’immagine viene comunicata attraverso elementi estetici formali, interpretati dagli osservatori a livello subconscio. La sua padronanza di questo aspetto del suo lavoro non derivava dalle lezioni di grafica, ma da uno studio rigoroso dell’arte astratta modernista. In uno dei suoi manifesti Fiat più famosi, Grignani scrisse la parola Fiat in lettere minuscole corsive difficili da leggere. Il messaggio dell’annuncio è comunque chiaro: questo è un prodotto destinato al futuro. L’immagine combinava tecniche di collage Dada (elementi fotografici in bianco e nero sovrapposti a uno sfondo colorato), tattiche compositive futuriste (linee diagonali nette) e un linguaggio suprematista di forme (un singolo quadrato verde su sfondo bianco). Nonostante l’auto nell’annuncio sia antiquata secondo gli standard odierni, l’immagine, grazie al suo disegno, urla ancora modernità anche oggi.

Franco Grignani - Dissociazione dal bordo, 1967
L’artista Op perduto
Mentre Grignani progettava loghi, copertine di libri, manifesti e pubblicità aziendali, creava anche con diligenza opere d’arte nel suo studio. I dipinti che realizzava già dagli anni ’50 anticipano il movimento Op Art, mostrando composizioni percettivamente sfidanti di linee e forme che sembrano diventare cinetiche dopo un’osservazione prolungata. Nonostante realizzasse questo tipo di dipinti prima dei riconosciuti pionieri dell’Op Art, come Victor Vasarely e Bridget Riley, Grignani non fu incluso nella mostra The Responsive Eye al MoMA, che è accreditata per aver introdotto l’Op Art al pubblico. Il MoMA possiede però un’opera di Grignani: una litografia donata dallo stesso artista, datata 1965, lo stesso anno della mostra The Responsive Eye. L’immagine sulla litografia si sarebbe inserita perfettamente nella mostra, ed è probabilmente per questo che Grignani la donò – per mandare un messaggio sul fatto che era stato ingiustamente escluso.
Franco Grignani - Frammentazione radiale, 1964
Curiosamente, Grignani fu incluso in una mostra molto precedente al MoMA – Modern Art In Your Life – nel 1949. La sua opera in quella mostra si sarebbe inserita perfettamente anche in The Responsive Eye, ma non era un dipinto, bensì una pubblicità. Questo fatto potrebbe essere la causa del pregiudizio che ha tenuto Grignani fuori dal discorso sull’Op Art, e potrebbe anche spiegare perché oggi pochi ne hanno sentito parlare. Ma si tratta di un errore sfortunato e ingiustificato. Non c’è dubbio che Grignani sia stato uno dei designer più efficaci del XX secolo, ma era molto di più. Era un artista ottimista e riflessivo che dedicò la vita a scoprire le relazioni tra ciò che vediamo e come ci sentiamo, e un brillante interrogatore di ciò che questo a sua volta ci fa credere. Franco Grignani (1908-1999) – Multisensorialità tra arte, grafica e fotografia sarà in mostra al m.a.x. museo e al Centro Culturale di Chiasso in Svizzera dal 17 febbraio al 15 settembre 2019.
Immagine in evidenza: Franco Grignani - N. 265, (dissociazione dal bordo), 1969. Acrilico su cartone Schoeller. 50 x 70 cm.
Tutte le immagini sono usate a scopo illustrativo
Di Phillip Barcio






