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Articolo: Le Reliefs Spaziali di Hélio Oiticica

The Spatial Reliefs of Hélio Oiticica - Ideelart

Le Reliefs Spaziali di Hélio Oiticica

Una mostra delle prime opere di Hélio Oiticica alla Galerie Lelong & Co. di New York merita un viaggio, perché offre uno sguardo sull’estetica puramente plastica che costituì la base dell’opera di questo affascinante artista. Con l’evolversi della sua carriera, Oiticica si lasciò ispirare sempre meno dal formalismo e sempre più dalla sensualità e dalle interazioni sociali con il pubblico. L’artista divenne infine celebre in tutto il mondo per opere come i suoi “Penetrables”, strutture nelle quali gli spettatori entrano camminandoci dentro; i suoi “parangolés”, opere d’arte indossabili che gli spettatori potevano portare mentre danzavano; e i suoi ambienti, come la grande “Tropicália”, un’isola di sabbia e pietra all’interno della galleria, sulla quale sono costruiti diversi “Penetrables” dall’aspetto simile alle favelas familiari a chiunque abbia visitato le baraccopoli di Rio de Janeiro. Tutte queste opere successive si basano sul concetto che le esperienze del pubblico con l’arte siano più memorabili e più vitali quando sono partecipative. Eppure il linguaggio visivo che informa queste opere partecipative affonda comunque le radici in qualcosa di puramente plastico. Nacque da anni di prime ricerche condotte da Oiticica nel tentativo di scoprire gli elementi essenziali del mezzo da lui scelto. Questa ricerca è alla base di “Hélio Oiticica: Spatial Relief and Drawings, 1955–59” alla Galerie Lelong. La mostra presenta tre distinti nuclei di opere. Innanzitutto, esempi della serie “Grupo Frente”, o “Gruppo Fronte”, composizioni a guazzo su cartone scaturite dai resti del movimento dell’Arte Concreta, come se esaminassero quali potessero essere le strutture visive fondamentali dell’arte astratta geometrica. Seguono diversi esempi della serie “Metaesquemas”, o “Meta-Schemi”. In questi dipinti a guazzo su cartone, Oiticica riduce il proprio linguaggio visivo ai suoi elementi più semplici e autoreferenziali: riquadri colorati disposti in griglie non convenzionali. Infine, la mostra offre ai visitatori un’opera della serie “Relevo Espacial”, o Rilievo spaziale. Questa serie segnò un momento decisivo, quando le forme e i colori che Oiticica aveva sviluppato nei suoi dipinti balzarono nello spazio tridimensionale, diventando oggetti che coabitavano con gli spettatori in una zona di partecipazione paritaria.

L’ascesa del non-oggetto

Hélio Oiticica nacque a Rio de Janeiro, in Brasile, nel 1937. Durante tutta la sua crescita, una forte corrente di ottimismo si diffuse nell’avanguardia sudamericana. In Argentina, l’Arte Concreto Invención fu fondata nel 1945 da artisti convinti che le idee utopiche e universaliste dell’Arte astratta geometrica potessero contribuire a trasformare il sistema politico corrotto del loro Paese. Nel frattempo, in Brasile, gli artisti rientrati dopo aver studiato in Europa portarono con sé molti degli stessi ideali. Erano fermamente convinti di poter mobilitare le filosofie formali dell’arte astratta geometrica per trasformare in qualche modo la società brasiliana tradizionale, dando vita a una cultura più equa e progressista. Il loro fervore ottimistico trovò la sua massima espressione nella creazione della città di Brasília, la nuova e moderna capitale del Brasile: una metropoli futuristica dall’architettura modernista bianca e scintillante, progettata secondo un piano urbanistico dell’architetto brasiliano Oscar Niemeyer.

 

Veduta della mostra di Hélio Oiticica

Hélio Oiticica: Spatial Relief and Drawings, 1955–59 alla Galerie Lelong, 2018. Foto per gentile concessione della Galerie Lelong

 

Brasília fu ufficialmente fondata nel 1960, ma la cruda realtà del suo fallimento fu immediatamente evidente ai giovani artisti come Oiticica. Sebbene gli edifici costosi e magnifici fossero splendidi da ammirare, persone indigenti e i loro figli continuavano a mendicare per strada. Il movimento dell’Arte Concreta, che aveva ispirato il radicarsi di questa visione utopica in Brasile, si rivelò nient’altro che l’ultimo privilegio culturale delle élite. La delusione di quell’epoca spinse Oiticica, insieme a Lygia Clark e Lygia Pape, a fondare il Movimento Neo-Concreto. Il loro nuovo movimento mirava a migliorare la vita dei comuni cittadini brasiliani. Traeva ispirazione dalle idee espresse in un saggio di Ferreira Gullar intitolato “Teoria del non-oggetto”. Il saggio sosteneva che gli oggetti materiali, come le opere d’arte, non abbiano valore in sé per gli esseri umani alla ricerca di significato. Acquistano valore solo nella misura in cui la loro condizione di non-oggetti — oggetti materiali che permettono di “far accadere esperienze sensoriali e mentali...” — può essere compresa.

 

Biografia di Hélio Oiticica

Hélio Oiticica: Spatial Relief and Drawings, 1955–59 alla Galerie Lelong, 2018. Foto per gentile concessione della Galerie Lelong

 

Una speranza contenuta

Concentrandosi sulla creazione di “non-oggetti” invece che di opere d’arte tradizionali, Oiticica e altri artisti neo-concreti speravano di ispirare una nuova, seppur contenuta, speranza riguardo ai modi in cui l’arte potesse entrare in relazione con i bisogni e i valori della gente comune. Oiticica si impegnò molto per esporre le sue opere al di fuori degli spazi museali. Quando era in vita, tenne una sola mostra in un museo tradizionale. Le altre si svolsero in spazi espositivi più informali e meno intimidatori per il pubblico. Incoraggiava le persone a toccare le sue opere. Gli spettatori danzavano e ridevano mentre indossavano i suoi “parangolés”. Si riunivano nei suoi “Penetrables”, mangiando, bevendo e persino facendo l’amore. Ma anche questo periodo ottimistico giunse presto al termine per Oiticica. Si trasferì a New York e trasformò ancora una volta il proprio lavoro, creando ambienti privati all’interno del suo appartamento, dove piccoli gruppi di persone venivano invitati a vivere esperienze intime durante le quali assumevano cocaina e guardavano proiezioni video realizzate da Oiticica.

 

Mostra di opere dell’artista brasiliano Hélio Oiticica, nato nel 1937 a Rio de Janeiro

Hélio Oiticica: Spatial Relief and Drawings, 1955–59 alla Galerie Lelong, 2018. Foto per gentile concessione della Galerie Lelong

 

Quando Oiticica lasciò New York e tornò in Brasile, era disilluso dagli estremi limiti a cui aveva spinto il proprio concetto. Smise di fare uso di droghe e riabbracciò il formalismo, come dimostrano progetti tardi quali “Magic Square nº 3” (1979). Eppure, come mostra anche quest’opera, Oiticica era ancora determinato a creare opere con cui le persone potessero interagire e alle quali potessero partecipare. È allettante immaginare quali opere ancora più grandi avrebbe realizzato Oiticica se non fosse morto nel 1980, all’età di 42 anni, per un ictus causato dall’ipertensione. L’altra grande tragedia della sua eredità è che nel 2009 molte delle opere e degli effetti personali lasciati da Oiticica andarono distrutti in un incendio nella casa di suo fratello. È dunque ancora più preziosa ogni occasione di vedere esempi autentici del suo lavoro quando vengono esposti. Offrono uno sguardo su una mente brillante che comprese davvero l’importanza dell’intersezione tra arte e vita quotidiana. “Hélio Oiticica: Spatial Relief and Drawings, 1955–59” alla Galerie Lelong & Co. di New York è visitabile fino al 26 gennaio 2019.

 

Immagine in evidenza: Hélio Oiticica: Spatial Relief and Drawings, 1955–59 alla Galerie Lelong, 2018. Foto per gentile concessione della Galerie Lelong
Di Phillip Barcio

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