
Fernand Léger, Tra Astrazione e Cubismo
A causa dei dipinti dai colori vivaci e piatti di oggetti quotidiani che realizzò a partire dagli anni '30, Fernand Léger è considerato uno dei padri fondatori della Pop Art. Ma Léger divenne noto inizialmente per la variazione unica del Cubismo che creò, chiamata Tubismo per l’uso di forme cilindriche. Quando Pablo Picasso e Georges Braque svilupparono per la prima volta il Cubismo, stavano esplorando modi per mostrare la realtà intensificata del loro soggetto. Dividevano i soggetti in piani geometrici, rappresentando molteplici prospettive simultanee per suggerire movimento e il passare del tempo. Ma Léger vide un diverso tipo di potenzialità nascosta nel linguaggio visivo cubista. Piuttosto che apprezzarlo per il suo trattamento accademico del soggetto, ne valutò il potenziale di oggettivare l’arte e di ridurla ai suoi elementi formali e plastici. Nelle mani di Léger, l’estetica del Cubismo divenne una forza democratizzante, che liberava gli artisti a esplorare colore, forma e composizione in modi nuovi e disincantati. Questo, credeva, era profondamente moderno. Partendo da questo approccio, Léger ampliò le potenzialità dell’arte astratta spostando l’attenzione dal soggetto all’oggetto e plasticizzando gli elementi estetici, gettando le basi per molti importanti movimenti artistici futuri.
Creare uno Spettacolo
L’eccitazione era di fondamentale importanza per Fernand Léger. Nacque in una famiglia di allevatori decisamente poco eccitante nella campagna della Normandia nel 1881. Rendendosi conto presto che la vita contadina non faceva per lui, studiò disegno architettonico e si trasferì a Parigi all’età di 19 anni. Lì trovò lavoro come disegnatore e frequentò tutte le lezioni d’arte che riuscì a trovare. Ma non trovò ispirazione né nel lavoro né a scuola. Era pieno di energia e angoscia, come molti della sua generazione, accentuate dall’osservare il rapido cambiamento del tessuto sociale grazie agli spettacoli dell’era industriale.
Nel suo saggio Lo Spettacolo, elaborò l’impatto che credeva il mondo industriale moderno dei primi del Novecento avesse sull’occhio umano. Descrivendo la parata infinita di stimoli visivi che la società moderna aveva creato per l’occhio da ammirare, Léger scrisse: “gli artisti che vogliono distrarre la folla devono rinnovarsi continuamente. È una professione dura, la più dura delle professioni.” La domanda essenziale per il giovane Léger nella Parigi di inizio secolo era come esattamente influenzare fenomeni estetici così spettacolari da poter competere con il bombardamento visivo del suo tempo.
Fernand Leger - Composizioni Meccaniche, 1918-1923 (Sinistra) e Elemento Macchina 1° Stato, 1924 (Destra), © L’Eredità di Fernand Leger
Scoprire il Colore
La via da seguire cominciò a rivelarsi a Léger quando vide una mostra retrospettiva delle opere di Cézanne a Parigi al Salon d'Automne del 1907. Léger si rese conto che Cézanne usava il colore in modo diverso dagli altri artisti. Piuttosto che impiegarlo al servizio delle sue immagini, Cézanne sembrava aver creato le immagini al servizio del colore. Questa fu una svolta per Léger. Gli aprì la possibilità che i singoli componenti estetici dell’arte, come il colore o la forma, potessero essere degni di esplorazione da soli, senza dover in alcun modo riferirsi al soggetto. Fu l’inizio per lui dell’idea che l’arte potesse essere oggettiva e puramente astratta, e potesse celebrare i propri elementi essenziali.
Il pubblico francese di allora era resistente all’idea dell’astrazione totale. La maggior parte dei critici, galleristi, accademici e persino artisti considerava il soggetto vitale per l’arte raffinata. Picasso e Braque avevano fatto progressi nel cambiare le opinioni con il loro stile cubista, ma molti spettatori li disprezzavano per questo, e comunque le loro immagini si basavano ancora molto sul soggetto. Isolando la riduzione geometrica che il Cubismo impiegava, Léger semplificò e astrasse le forme meccanizzate del mondo industriale. Combinò quelle forme geometriche astratte con colori vivaci, creando composizioni astratte che evocavano una combinazione di natura e macchine. L’estetica cilindrica risultante, che diede al suo stile il nome di Tubismo, rifiutava soggetti narrativi riconoscibili, creando un’affermazione visiva che era oggettiva, moderna e, soprattutto, entusiasmante.
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Fernand Leger - Danza, 1942 (Sinistra) e Pistoni II, 1941-1942 (Destra), © L’Eredità di Fernand Leger
Plasticità Stoica
Proprio mentre Fernand Léger stava diventando noto per il suo nuovo stile entusiasmante, la Francia entrò nella Prima Guerra Mondiale. Léger servì nell’esercito francese per due anni in prima linea. In un racconto che ricordò in seguito sulle sue esperienze di guerra, è evidente che Léger aveva una capacità unica di interagire con il mondo a un livello emotivamente distaccato e puramente oggettivo, un dono che lo aiutò a fare una scoperta importante per il Modernismo. La storia narra che nel mezzo di una battaglia particolare, Léger notò il modo spettacolare in cui il sole si rifletteva sulla canna metallica di un’arma meccanizzata vicina. Nonostante la violenza che minacciava la sua vita in quel momento, notò solo la bellezza estetica formale di quell’immagine di luce solare riflessa sul metallo industriale. Rimase incantato dai colori, dalle forme e dalla luce. Separò la mente dalla narrazione del suo intorno e reagì solo agli oggetti nel suo campo visivo. Provò piacere nella loro estetica senza il peso di un attaccamento sentimentale.
Naturalmente, a quel tempo Léger aveva già stabilito la sua capacità di approcciare l’arte da una prospettiva disincantata e oggettiva. Ma la sua esperienza in guerra fu decisiva nel fargli capire come la vita ordinaria fosse interconnessa con l’arte. Gli mostrò la plasticità del mondo oggettivo e ordinario. Scrisse in seguito a lungo su questo argomento. In un saggio intitolato La Strada: Oggetti, Spettacoli, scrisse di “il giorno in cui la testa di una donna fu considerata un oggetto ovale,” e descrisse “l’accesso diretto dell’oggetto al valore decorativo.” Vide che semplicemente camminando per una strada qualunque si potevano incontrare infinite composizioni estetiche pari all’arte raffinata solo ammirando gli oggetti esposti, e riducendo persone, animali, natura e oggetti industriali ai loro componenti estetici formali. Sosteneva che ogni cosa visibile può essere ridotta a un oggetto e successivamente glorificata in termini puramente plastici ed estetici. Per questo fu un pioniere.
Fernand Leger - Rami (Tronchi), 1955, foto per gentile concessione del Musee National Fernand Leger, Biot Francia, © L’Eredità di Fernand Leger
Immagine in evidenza: Fernand Leger - Il Grande Tiro, 1923, foto per gentile concessione del Musee National Fernand Leger, Biot Francia, © L’Eredità di Fernand Leger
Tutte le immagini sono usate a scopo illustrativo
Di Phillip Barcio






