
I Neo Supports/Surfaces: Un Manifesto per il Realismo Materiale nel XXI Secolo
Nella cartografia della storia dell’arte, i movimenti solitamente hanno un inizio e una fine chiari. Brillano intensamente, svaniscono e infine migrano negli archivi silenziosi dei musei. Supports/Surfaces, nato nel fuoco teorico del 1966, è la rara eccezione che ha rifiutato di spegnersi.
Sebbene il movimento fosse originariamente alimentato dal radicalismo politico del maggio 1968, e infine consumato da violente dissensioni tra le sue fazioni maoiste e marxiste, il suo vero lascito si è dimostrato molto più duraturo delle sue origini ideologiche. La scoperta centrale di Supports/Surfaces non era politica, ma ontologica: separando il supporto (il telaio) dalla superficie (la tela), questi artisti hanno rivelato la verità fisica della pittura. Hanno dimostrato che un dipinto non è una finestra su un’illusione, ma un oggetto materiale nel mondo reale.
Mentre navighiamo nel mondo dell’arte di gennaio 2026, questo concetto si è evoluto in quello che i critici potrebbero chiamare il movimento "Neo-Supports/Surfaces": con alcuni dei padri fondatori, ora tutti negli 80 o 90 anni, che producono ancora attivamente le loro opere più vitali insieme a una nuova generazione di eredi che ha spogliato la vecchia politica per concentrarsi interamente sulla potenza artistica del medium.
Per il conoscitore, questa non è una lezione di storia; è una linea temporale vivente che collega lo smantellamento radicale degli anni ’60 alla "verità" materiale ricercata oggi dai collezionisti.
I. Le Colonne Viventi: I Fondatori Sono Ancora al Lavoro
È un privilegio raro assistere agli originatori di un’avanguardia storica ancora operanti al massimo delle loro capacità. Questi sono gli uomini che, cinquant’anni fa, stabilirono la grammatica del movimento.

Claude Viallat - Mostra personale alla Galerie Ceysson Bénétière, 2023 - Foto dell’installazione
La narrazione inizia con Claude Viallat (nato nel 1936), l’instancabile patriarca del movimento. Nel 1966, Viallat prese la decisione radicale di liberare la tela dal suo telaio di legno, inaugurando l’era della toile libre. Oggi, a 89 anni, rimane la figura più visibile del gruppo, guidato da una leggendaria etica del lavoro che lo vede produrre quotidianamente. Non si limita a ripetere il passato; sta approfondendo un solco duraturo, dimostrando che una variazione infinita può esistere entro il singolo vincolo della sua forma "fagiolo" distintiva.

Daniel Dezeuze, "Oeuvres Récentes 2020-2015" al Musee Paul Valery (Sète, Francia), 2026
Se Viallat reclamava la tela, Daniel Dezeuze (n. 1942) reclamava il vuoto. Famoso per esporre cornici di legno vuote e scale flessibili appoggiate ai muri, Dezeuze ha passato decenni a rivelare lo "scheletro" della pittura occidentale. Nel 2026, il suo lavoro continua a smantellare l’illusione della "finestra", insistendo sull’intransigente "oggettualità" dell’arte. Il suo rigore intellettuale rimane un punto di riferimento per il movimento.

Noël Dolla - Mostra personale alla Galerie Ceysson Bénétière St. Etienne, 2025 - Foto dell’installazione
Noël Dolla (n. 1945) è tra gli ultimi architetti originali del movimento. Rinomato per il suo audace uso del colore e materiali non ortodossi, Dolla ha costantemente ampliato il linguaggio dell’astrazione oltre la tela. Le sue prime opere, strofinacci tinti, corde tese e interventi di land art, sfidavano le gerarchie convenzionali e portavano l’etica materialista di Supports/Surfaces sia in ambito privato che pubblico. Negli ultimi anni, la pratica di Dolla è rimasta più inventiva che mai, oscillando tra installazioni monumentali all’aperto e opere delicate basate sul processo che interagiscono con lo spazio, l’architettura e il movimento dello spettatore. La sua capacità di reinventare il proprio approccio mantenendo un nucleo concettuale rigoroso lo rende una forza vitale nell’astrazione contemporanea e un legame vivente con le origini del movimento.

Bernard Pagès - Mostra personale alla Galerie Ceysson Bénétière Lione, 2013 - Foto dell’installazione
Bernard Pagès (n. 1940) rappresenta l’avanguardia scultorea di Supports/Surfaces. Fin dall’inizio, Pagès si è distinto per la decostruzione dei confini tra pittura e scultura, assemblando materiali umili - legno, pietra, metallo, cemento - in opere che mettono in primo piano il processo, la giustapposizione e le qualità intrinseche della materia. La sua pratica è caratterizzata da una profonda attenzione al rapporto tra oggetto, spazio e spettatore, oltre a un persistente interrogarsi sull’autorialità e sul valore artistico. Le recenti mostre di Pagès hanno riaffermato la sua posizione come innovatore chiave, dimostrando come i principi del movimento possano essere continuamente riattivati attraverso nuove forme e materiali. La sua esplorazione continua di struttura, ritmo e presenza fisica garantisce che lo spirito sperimentale di Supports/Surfaces rimanga vivo e in evoluzione.
II. Il Motore della Galleria: il Ruolo Decisivo di Ceysson & Bénétière
Tutti e quattro gli artisti fondatori rimangono attivamente esposti e sono notevolmente rappresentati sul mercato primario da Ceysson & Bénétière. L’impegno costante della galleria è stato fondamentale per garantire la visibilità e l’accessibilità durature degli artisti Supports/Surfaces.
Infatti, tra i molti attori che plasmano il destino di Supports/Surfaces, il ruolo di Ceysson & Bénétière si distingue. Fondata nel 2006, la galleria è cresciuta da uno spazio regionale a Saint-Étienne a una forza multinazionale, con nove sedi espositive in Europa, Nord America e Asia, inclusa l’apertura storica della loro galleria di Tokyo nel 2025. Questa espansione centrifuga, radicata in una solida base intellettuale e logistica al di fuori delle capitali tradizionali, ha permesso a Ceysson & Bénétière di riscrivere le regole del mercato dell’arte contemporanea.

Mostra "Supports/Surfaces", Galerie Ceysson Bénétière, Tokyo 2025 - Foto dell’installazione
Fin dall’inizio, la galleria ha fatto una scommessa audace sul valore storico e artistico di Supports/Surfaces. Sostenendo artisti a lungo sottovalutati dal mercato: Claude Viallat, Noël Dolla, Bernard Pagès, Daniel Dezeuze, André-Pierre Arnal, Patrick Saytour e molti altri, Ceysson & Bénétière ha giocato un ruolo decisivo nella rivalutazione e nella salvaguardia dell’eredità del movimento. Il loro rigore curatoriale, il programma editoriale accademico e la strategia espositiva internazionale hanno garantito che le opere di questi artisti rimangano visibili, collezionate e discusse ai massimi livelli.
L’impegno della galleria non è solo patrimoniale. Con mostre come l’apertura di Tokyo nel 2025 (vedi foto dell’installazione sopra), guidata da un’importante rassegna di Supports/Surfaces, Ceysson & Bénétière ha posizionato il movimento come una forza viva e globalmente rilevante. La loro capacità di bilanciare profondità storica e dinamismo contemporaneo è evidente nel sostegno agli artisti emergenti che estendono l’etica materialista e processuale di Supports/Surfaces in nuovi territori.
III. Gli Eredi "Puri": Rigorismo e Autonomia
Il movimento "Neo Supports/Surfaces" è portato avanti dalla "Generazione Intermedia," artisti formati direttamente dai maestri che hanno raffinato la cruda decostruzione degli anni ’60 in una scienza precisa e contemplativa.

Frédéric Prat - Mostra personale alla Galerie Richard, 2025 - Foto dell’installazione
Frédéric Prat (nato nel 1966) rappresenta la svolta "classica" del movimento. Allievo di Claude Viallat e Toni Grand alla Beaux-Arts di Parigi, Prat ha dedicato la sua carriera a purificare la grammatica del movimento. Rifiuta rigorosamente le associazioni naturalistiche, impegnandosi invece in una ricerca estrema delle "non-forme." Le sue tele quadrate di grande formato presentano sfondi monocromatici interrotti da "eventi pittorici" autonomi, anelli e linee che si rifiutano di rappresentare qualsiasi cosa al di fuori di sé stessi. Dove Viallat usava la ripetizione per distruggere la composizione, Prat usa la "non-immagine" per costruire un oggetto di puro pensiero. Rappresentato dalla Galerie Richard in Francia, il suo rigoroso formalismo è rappresentato nel contesto digitale globale da IdeelArt.

Stéphane Bordarier - Mostra personale alla Galerie ETC, 2023 - Foto dell'installazione
A Nîmes, Stéphane Bordarier (nato nel 1953) opera come teologo del gruppo. La sua pratica è definita da una costrizione inflessibile: l'uso di colle de peau (colla di pelle animale). Poiché questo medium si asciuga rapidamente, Bordarier è costretto a dipingere i suoi "falsi monocromi" in una corsa contro il tempo, eliminando ogni possibilità di esitazione soggettiva. Questo processo si allinea perfettamente con l'attenzione del movimento alla procedura piuttosto che all'ego.

Guillaume Moschini - Mostra personale alla Galerie Oniris, 2023 - Foto dell'installazione
Guillaume Moschini (nato nel 1970), guidato dal triumvirato di Viallat, Saytour e Bioulès, ha ammorbidito la decostruzione aggressiva dei suoi insegnanti. Lavorando con tela non preparata e la tecnica dell'"imbibizione", permette agli acrilici diluiti di impregnare direttamente la fibra. Il risultato è un "circolo virtuoso" di luce e trasparenza, una "geometria morbida" che vibra di colore invece di confrontarsi con lo spettatore. Un punto fermo della scena astratta francese attraverso Galerie Oniris, il lavoro di Moschini raggiunge collezionisti internazionali tramite IdeelArt.
IV. Gli Innovatori
Il movimento sopravvive anche perché viene messo in discussione. La generazione più giovane usa gli strumenti di Supports/Surfaces per criticare o espandere la sua logica in nuovi media.

No 1113 di Jean-Daniel Salvat, 2020
Jean-Daniel Salvat (nato nel 1969), studente della classe di Viallat del '92, ha essenzialmente invertito il movimento per creare "Post-Supports/Surfaces". Mentre il suo mentore celebrava la trama rustica della tela, Salvat dipinge sul lato rovescio del vinile trasparente. Lo spettatore vede l'opera attraverso la plastica, risultando in un "facsimile" liscio e industriale di un dipinto che rispecchia la lucentezza di uno schermo digitale. Mantiene l'ossessione del movimento per l'oggetto ma sostituisce il rustico con il sintetico. Il suo lavoro è anche disponibile tramite IdeelArt.com.

Nicolas Chardon - Mostra personale alla Galerie Jean Broly, 2014 - Foto dell'installazione
Nicolas Chardon (n. 1974) si impegna in un dialogo concettuale con i tessuti domestici di Patrick Saytour. Chardon dipinge su tessuti "Vichy" (a quadretti), ma con una svolta: quando li tende, le linee della griglia si distorcono naturalmente a causa della tensione. Dipinge i suoi quadrati geometrici seguendo queste linee distorte, dimostrando che la geometria "ideale" della mente deve sempre piegarsi alla realtà fisica del supporto.

Adrien Vescovi - Mostra personale da Ceysson & Bénétiere St Etienne, 2017 - Foto dell'installazione
Infine, l'eredità si è spostata anche all'aperto con Adrien Vescovi (n. 1981), erede delle mostre "Intérieur/Extérieur" del 1970. Vescovi porta la toile libre completamente fuori dallo studio. Usando tinture naturali, espone le sue tele al sole, al vento e alla pioggia per mesi, spostando il focus del movimento dal "materialismo marxista" al "materialismo ecologico". Con importanti progetti istituzionali nel 2026, ha anche esposto con Ceysson & Bénétière, la stessa potenza che difende i fondatori del movimento.
V. Storie parallele e linguaggio universale nella cultura occidentale
Se Supports/Surfaces è nato come una ribellione specificamente francese, le domande che poneva erano universali. Si scopre che l'impulso a smantellare la pittura non era unico di Nîmes; era uno zeitgeist globale.
Per il collezionista, questa sezione non traccia una discendenza di "eredi", ma piuttosto una costellazione di spiriti affini. Si tratta di artisti occidentali che, emergendo da capitali e decenni diversi, sono giunti alle stesse conclusioni di "Supports/Surfaces", dimostrando che la ricerca della verità materiale è una necessità transculturale.

"La Couleur en Fugue" alla Fondation Louis Vuitton, 2022. Sam Gilliam - serie Drape Paintings
Il corrispettivo americano: Sam Gilliam (1933–2022).
Si tratta di una sincronicità storica: nel preciso momento in cui Claude Viallat stava srotolando le sue tele nel Sud della Francia, Sam Gilliam stava rimuovendo i telai a Washington, D.C. Le sue celebri "Drape Paintings" - tele vaste e saturate di colore sospese nello spazio - non sono discendenti della scuola francese, ma il suo gemello spirituale. Come i fondatori francesi, Gilliam ha capito che liberare il colore dall'architettura rigida della cornice gli permetteva di abitare lo spazio reale. Che siano appese in pieghe sciolte e scultoree o macchiate da pigmenti intensi, le sue opere trattano la tela come una pelle fisica piuttosto che una finestra, convalidando la ricerca materialista attraverso l'Atlantico.
"La couleur en fugue" alla Fondation Louis Vuitton, 2022. Steven Parrino
Il Parallelo Punk: Steven Parrino (1958–2005).
Steven Parrino è riconosciuto a livello internazionale per aver spinto i confini della pittura verso una decostruzione radicale. Le sue opere iconiche, grandi tele circolari attorcigliate, piegate o accartocciate, spesso dipinte con strisce audaci o monocromi metallici, trattano la tela come un oggetto scultoreo, enfatizzando la fisicità e la resistenza del materiale. Le forme metalliche accartocciate sul pavimento richiamano questi gesti, dissolvendo la linea tra pittura e scultura.
Gli interventi di Parrino non riguardano semplicemente la distruzione, ma l'energia e la tensione che emergono quando le convenzioni della pittura vengono sovvertite. Pur avendo sviluppato il suo approccio in modo indipendente, il lavoro di Parrino risuona fortemente con l'etica di Supports/Surfaces: entrambi mettono in primo piano il processo, la materialità e l'autonomia dell'oggetto dipinto. La sua pratica si pone come un potente parallelo, piuttosto che un'estensione diretta, del movimento, dimostrando come il ripensamento radicale dei limiti della pittura si sia sviluppato su entrambi i lati dell'Atlantico.

Sergej Jensen al PS1 MOMA, 2011. Foto dell'installazione.
Il Dialogo Contemporaneo: Sergej Jensen (n. 1973) & Wyatt Kahn (n. 1983).
Oggi, artisti da Berlino a New York continuano ad espandere questa logica. I "dipinti senza pittura" di Jensen (cuciti da lino e sacco di iuta) rispecchiano l'uso di tessuti domestici di Patrick Saytour. Nel frattempo, Wyatt Kahn costruisce assemblaggi simili a puzzle di tela grezza e telai sagomati, creando una risposta architettonica alle scale vuote di Daniel Dezeuze. Non stanno copiando i francesi; stanno parlando la stessa lingua materiale.

Wyatt Kahn - Senza titolo (Dipinti in scala di grigi sulla città) - 2018 ©Wyatt-Kahn
VI: Risonanze Globali: Supports/Surfaces e Asia
Sebbene Supports/Surfaces sia nato in Francia, il suo ripensamento radicale dei materiali e delle convenzioni della pittura trova sorprendenti paralleli nell'arte asiatica del dopoguerra. Sebbene non esista un equivalente asiatico diretto o una connessione formale, artisti e movimenti come Dansaekhwa in Corea del Sud e Gutai in Giappone hanno esplorato indipendentemente molte delle stesse tematiche che animano Supports/Surfaces.
Artisti Dansaekhwa come Park Seo-Bo (1931–2023), Ha Chong-Hyun (n. 1935) e Lee Ufan (n. 1936) mettono in primo piano la materialità della tela, il gesto ripetitivo e l’autonomia del supporto. Le loro opere meditate e guidate dal processo spesso coinvolgono la manipolazione, la raschiatura o la tessitura della tela, riecheggiando la sperimentazione materiale e la decostruzione presenti in Supports/Surfaces.

"Lee Ufan e Claude Viallat, Incontro" alla Pace London, 2023. Foto dell’installazione.
Allo stesso modo, il Gruppo Gutai in Giappone ha aperto la strada a un approccio sperimentale alla pittura negli anni ’50 e ’60, abbracciando supporti non convenzionali, gesti performativi e l’integrazione del corpo e del caso nell’atto creativo. Artisti come Kazuo Shiraga (1924–2008), con le sue tele dipinte con i piedi in modo dinamico, e Shozo Shimamoto (1928–2013), noto per i suoi esperimenti materiali radicali e le pitture performative di “lancio di bottiglie”, incarnano una materialità e un orientamento al processo che rispecchiano da vicino l’etica di Supports/Surfaces, sfidando la gerarchia della pittura come illusione e insistendo sull’oggettualità e la presenza fisica dell’opera d’arte.
Oggi, queste affinità sono sempre più riconosciute da curatori e critici, che riuniscono Supports/Surfaces, Dansaekhwa e Gutai in mostre per evidenziare un movimento più ampio e globale verso la materialità, il processo e la dissoluzione dei confini tradizionali della pittura. Questa convergenza sottolinea che la ricerca della verità materiale nell’arte non è limitata dalla geografia, ma risuona attraverso continenti e culture.
"Action" - Shozo Shimamoto e Kazuo Shiraga alla galleria Whitestone, 2023. Foto dell’installazione
VI. La Costellazione IdeelArt: Realismo Materiale in Pratica
Il movimento "Neo Supports/Surfaces" non è semplicemente una nota storica; è una frequenza viva che continua a vibrare nella pratica contemporanea. Su IdeelArt, questa linea è ancorata dagli eredi diretti di cui abbiamo già parlato, Frédéric Prat, con la sua rigorosa purificazione della "non-forma"; Jean-Daniel Salvat, che mette in discussione la stessa pelle della pittura attraverso il suo lavoro sul vinile; e Guillaume Moschini, la cui applicazione procedurale del colore elimina l’ego per rivelare la vibrazione del supporto.
Tuttavia, la ricerca della "verità materiale" si estende oltre questi diretti discendenti. Appare in una costellazione diversificata di artisti internazionali che, consapevolmente o intuitivamente, sono giunti alla stessa conclusione: che un'opera d'arte deve prima essere un oggetto nel mondo reale prima di poter essere un'immagine.

Jean Feinberg - Mostra "Minimal/Maximal" presso lo studio Ed Rothfarb, 2025 - Foto dell'installazione
Jean Feinberg (USA) incarna l'insistenza del movimento sulla "pittura come oggetto." Il suo lavoro rifiuta la finestra rettangolare della pittura tradizionale a favore di "costruzioni" realizzate con legno recuperato, tela e pittura. Come i primi esperimenti di Bernard Pagès, le opere di Feinberg non sono immagini di qualcosa; sono entità autonome che si protendono nello spazio dello spettatore. Integrando detriti trovati e legname strutturale, convalida la tesi che la tensione fisica dell'oggetto è il vero soggetto dell'arte.

Louise Blyton - "Mulooning" - Mostra personale alla galleria Five Walls, Melbourne, 2025 - Foto dell'installazione
Louise Blyton (Australia) si impegna in un dialogo profondo con la "verità del supporto." Nello spirito della liberazione della tela di Claude Viallat, Blyton eleva il lino grezzo da sfondo passivo a materiale attivo e visibile. La sua tecnica riduttiva—avvolgere il lino su forme di legno di balsa sagomate e applicare strati infiniti e senza ego di pigmento—crea opere che non sono né pittura né scultura, ma oggetti ibridi. Non nascondono il loro processo; celebrano la realtà tessuta della loro superficie.

Anthony Frost nel suo studio (2023)
Anthony Frost (UK) incarna il rifiuto del movimento della preziosità della "bella arte" attraverso la sua radicale adozione di materiali modesti. Proprio come Noël Dolla si è rivolto a strofinacci e tarlatana, Frost costruisce le sue astrazioni viscerali usando tela da vela, reti per frutta e sacco di iuta. Queste non sono superfici neutre per l'illusione; sono realtà industriali ruvide che affermano la propria storia. Il suo lavoro dimostra che lo spirito "Neo Supports/Surfaces" prospera ovunque un artista dia priorità all'onestà cruda della materia rispetto all'inganno della rappresentazione.

"Fragile Beauty: Photographs from the Sir Elton John and David Furnish Collection", Richard Caldicott, Victoria & Albert Museum, 2025
Richard Caldicott (UK) applica la logica decostruttiva del movimento al mezzo della fotografia. Proprio come Daniel Dezeuze ha smontato la pittura fino al telaio per rivelarne lo scheletro, Caldicott smonta la fotografia fino alle sue meccaniche elementari: luce e carta. Attraverso i suoi fotogrammi e negativi di carta, bypassa la funzione documentaria della macchina fotografica per creare immagini che sono impronte fisiche del mondo. Rivela la "verità ontologica" della fotografia, trasformandola da specchio della realtà a generatore di forma concreta.
Crediamo che il movimento "Neo Supports/Surfaces" sia molto più ampio delle sue origini francesi; è una ricerca globale della verità materiale. Che venga chiamato "Provisional Painting," "Casualism," "New Materialism," o visto nel Dansaekhwa e nel Gutai, artisti da Brooklyn a Seoul sono attivamente impegnati in questa stessa ricerca.
Non è nostalgia, ma una metodologia valida e universale per il XXI secolo. Ciò che è iniziato negli studi di Nîmes trova il suo eco nelle tende di Washington D.C., nell'arte tessile della Danimarca, nel minimalismo di New York e nelle tele meditative dell'Asia.
I fondatori hanno smontato la pittura per trovarne la verità; il ponte istituzionale ha preservato quella verità; e una generazione globale di artisti la sta usando per costruire nuove architetture. I pamphlet politici del 1968 possono essere svaniti, ma la scoperta estetica rimane solida: l'oggetto della pittura è la pittura stessa.
Di Francis Berthomier

Claude Viallat & Christelle Thomas. "Avatar 2005-2025". Hotel des Arts de Toulon. Dic 2025.
Questo articolo è stato ispirato da una recente visita alla mostra di Viallat all'Hôtel des Arts di Tolone (Francia), dove una conversazione con Claude Viallat in persona ha confermato che produce ancora tre opere al giorno, una testimonianza duratura della sua vitalità continua e dell'energia viva del movimento.
Immagine in evidenza: "Supports/Surfaces : Les origines 1966-1970" al Carré d'Art (Nîmes, Francia) 2018. Foto dell'installazione.


























































































