
L'arte geometricamente irrazionale di Achille Perilli
Una mostra con 35 dipinti di Achille Perilli è stata recentemente inaugurata al Museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo, in Russia. A 91 anni, Perilli è l’ultimo membro ancora in vita del gruppo Forma 1, uno dei collettivi artistici più influenti emersi nell’Italia del secondo dopoguerra. I visitatori che non conoscono la sua opera né la storia da cui si è sviluppata potrebbero visitare questa mostra pensando soltanto ai colori accattivanti e alle complesse geometrie ideate da Perilli. Potrebbero non rendersi mai conto della fondamentale filosofia politica che ha ispirato l’artista e quindi non cogliere le complesse implicazioni della presentazione di questi dipinti proprio in questa istituzione e in questo particolare momento storico. Perilli, come tutti i membri del gruppo Forma 1, era marxista. Nato nel 1927, raggiunse la maturità artistica proprio mentre l’Italia cercava di ricostruire la propria cultura dalle ceneri del fascismo. Come in molti altri Paesi europei dell’epoca, il Realismo socialista guadagnava terreno come stile artistico preferito dai membri del Partito Comunista. La posizione ufficiale del partito era che l’unico scopo dell’arte fosse rappresentare realisticamente la lotta della classe operaia contro la borghesia. Nonostante le sue affiliazioni politiche, Perilli sosteneva una concezione molto diversa. Riteneva che il realismo nell’arte fosse esso stesso lo stile borghese per eccellenza. Un tempo, teorizzava, il realismo poteva essere stato nient’altro che una tecnica con cui gli artisti cercavano di comprendere il mondo. Ma dal Rinascimento in poi era diventato invece il maestro gerarchico – il portabandiera della cosiddetta vera arte – costringendo ogni altra forma d’arte a svolgere un ruolo subordinato. Perilli considerava questo un errore sfortunato. Riteneva che la prospettiva realistica limitasse l’immaginazione dell’umanità e mantenesse la cultura in una condizione di stallo. Considerava le forme pure – astratte e completamente separate dalle loro fonti – gli unici elementi universali, autonomi e veramente egualitari dell’arte.
Il manifesto di Forma 1
Il “Gruppo Forma 1” nacque nel 1947 con la pubblicazione del primo e unico numero della rivista Forma. Oltre a Perilli, la rivista elencava gli altri membri del gruppo: Carla Accardi, Ugo Attardi, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Pietro Consagra, Giulio Turcato e Antonio Sanfilippo. Includeva anche un breve manifesto in cui venivano riassunti i valori del gruppo. “Nel nostro lavoro”, recitava il manifesto, “usiamo le forme della realtà oggettiva come mezzo per raggiungere forme astratte oggettive; ci interessa la forma del limone, non il limone”. Respingeva inoltre “ogni tendenza volta a inserire dettagli umani nella libera creazione dell’arte”, così come “l’arbitrario, l’apparente, l’approssimativo, la sensibilità, la falsa emotività, gli psicologismi, in quanto elementi spurii che compromettono la libera creazione”.

Achille Perilli - Espansione quadrata, 2003. Tecnica mista su tela. 19 7/10 × 19 7/10 pollici; 50 × 50 cm. © Achille Perilli
Poiché la libera espressione era per loro così preziosa, non sorprende che ogni artista di Forma 1 abbia sviluppato un proprio stile visivo distintivo. Perilli divenne noto per quella che definiva “geometria irrazionale”. Il nome nacque dal suo elogio delle costruzioni spaziali dei cubisti, in particolare di Picasso. Ma Perilli non era interessato alla realtà a cui rimandavano la pittura e la scultura cubiste. Era piuttosto interessato alle forme, ai piani e ai colori in sé. Estraendo questi elementi formali, costruiva composizioni geometriche che evocano le qualità estetiche dell’opera cubista, ma non hanno alcuna base razionale per esistere. Le sue composizioni non possono essere comprese in senso figurativo. Devono essere affrontate con gli occhi e con la mente dello spettatore: solo allora il significato può essere intuito a livello personale. Perilli si impegnò inoltre consapevolmente a rendere irrazionali le strutture delle sue composizioni. Riconosceva i progressi compiuti dai primi artisti astratti europei, come Kandinsky e Malevič, nella riduzione del mondo a un linguaggio di linee e forme, ma li criticava per aver mantenuto le armoniose strutture compositive del passato. Perilli disponeva i suoi dipinti in modo che non fossero visti propriamente come immagini da osservare, ma come proposizioni da elaborare intellettualmente.

Achille Perilli - Phantom, 1977. Acrilico su tela. 31 1/2 × 27 3/5 pollici; 80 × 70 cm. © Achille Perilli
Liberare il discorso estetico
I dipinti di Perilli attualmente esposti all’Ermitage incarnano perfettamente gli obiettivi di Forma 1 ed esprimono con eleganza gli ideali elevati che Perilli sosteneva come artista. Eppure la loro importanza va ben oltre il loro ruolo nella sola storia dell’arte italiana. Contribuiscono anche a liberare il discorso estetico internazionale sulla storia dell’arte. Ogni composizione fuori asse, ogni contrasto cromatico e ogni proliferazione casuale di forme geometriche ricorda un conflitto senza tempo della cultura umana: quello, per dirla con Freud, tra “la civiltà e i suoi disagi”. Abbracciando l’astrazione, Perilli afferma l’importanza dell’individuo come forza non subordinata alla società, ma alla quale la società guarda per ricevere orientamento e ispirazione creativa.

Achille Perilli - The tiger engagements, 1979. Tecnica mista su tela. 19 7/10 × 19 7/10 pollici; 50 × 50 cm. © Achille Perilli
Come gli espressionisti astratti attivi nello stesso periodo in America, Perilli e gli altri artisti di Forma 1 esplorarono le profondità psicologiche dell’umanità nel dopoguerra. Sebbene partissero da posizioni estetiche diverse, sostenevano la glorificazione della mente individuale e delle astrazioni che ne scaturiscono. Per questo motivo, non sarebbe sorprendente vedere questa mostra comparire oggi in Italia, oppure a Parigi, Londra, Monaco o New York: luoghi in cui le persone stanno lottando per arginare le forze politiche autoritarie. È invece un po’ sorprendente vederla a San Pietroburgo. Il messaggio sovversivo che si cela sotto la superficie di questi dipinti afferma inequivocabilmente che la totale libertà creativa degli individui di esprimersi in modo astratto non è incompatibile con gli ideali sui quali è stata fondata la Russia contemporanea. Quando quest’opera esordì nell’Italia del dopoguerra, contribuì ad avviare una rivoluzione culturale e intellettuale. La presenza di Perilli nella San Pietroburgo contemporanea potrebbe avere un effetto analogo?
Arte astratta in Italia: Achille Perilli è esposta fino al 3 febbraio 2019 al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, in Russia.
Immagine in evidenza: Achille Perilli - Kolossal, 1973. Olio su tela. 34 4/5 × 45 7/10 pollici; 88,5 × 116 cm. © Achille Perilli
Tutte le immagini sono utilizzate esclusivamente a scopo illustrativo
Di Phillip Barcio






